Cronaca Italia

Mario D’Aiello, gli otto sos inascoltati al centralino 118

Mario D'Aiello, gli otto sos inascoltati al centralino 118

Mario D’Aiello, gli otto sos inascoltati al centralino 118

NAPOLI – Si sentì male mentre aspettava un amico alla stazione ferroviaria di Napoli. Iniziò a vomitare sangue, cadde a terra. Furono chiamati i soccorsi ma dal servizio di emergenza del 118 risposero che non c’erano ambulanze disponibili. Invece una indagine interna ha dimostrato che di ambulanze immediatamente disponibili quella sera ce n’erano ben due. I soccorsi sarebbero, dunque, potuti arrivare subito, e non dopo oltre venti minuti come accadde. Mario D’Aiello, affetto da talassemia, la sera del 3 agosto morì: ora quattro infermieri ed un medico, come riportano organi di stampa, rischiano il licenziamento.

A venti giorni di distanza, scrive Repubblica, ecco le registrazioni vocali degli sos inascoltati al centralino 118.

 

Dalle 21.02 alle 21.20 è una sequela di sos dalla stazione. Ogni due minuti. Chiamano le guardie giurate. Chiama la Polfer. Chiama anche una persona presente su luogo. Ecco le registrazioni vocali: “L’uomo è privo di coscienza”. Ancora: “Vomita sangue”. L’ultima telefona è disperata: “La persona è in fin di vita”. La risposta è sempre la stessa: “Non ci sono ambulanze”. Oppure: “Appena si libera, la mandiamo subito”. Addirittura: “Ci sono altre sei persone che stanno aspettando”. Alle 21.21 la prima ambulanza che si rende disponibile è in via Michele Pietravalle, ai Colli Aminei. Non è medicalizzata, vuol dire che non ha sanitari a bordo. Dopo due minuti, cambio di programma: ce n’è una a Ponticelli, è medicalizzata ed è più vicina. Arriva in dieci minuti alla stazione, ma alle 21.45 non c’è più niente da fare. D’Aiello è morto.

“La “Scampia” – si legge nella relazione – è rimasta libera da interventi dalle ore 20.39 alle ore 23.57 e la postazione “Loreto Crispi” è rimasta libera da interventi dalle ore 19.47 alle ore 21.36”. Erano 13 le postazioni in servizio quella notte.

Dall’analisi della “scheda intervento”, scrive il quotidiano, è venuto fuori anche che gli operatori avevano attribuito al soccorso un “codice giallo” che segnala il rischio ma non impone “l’invio imminente dell’automezzo”.

Cosa rischiano gli infermieri?

“Dalla censura al licenziamento – spiega Ciro Verdoliva, direttore dell’ospedale Cardarelli a cui fa capo il 118 – Il consiglio di disciplina è un organo terzo. Le determinazioni finali possono essere molto gravi”.

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