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“Massimo Bossetti in auto con Yara”: ecco la super testimone

BERGAMO – “Ho visto una ragazzina in auto con Massimo Giuseppe Bossetti, credo fosse Yara Gambirasio“. Pesanti accuse in aula quelle di Alma Azzolini, la supertestimone del caso della ragazzina uccisa a Brembate Sopra. L’indizio che spinge la donna a pensare potesse essere Yara era l’apparecchio ai denti della ragazzina.

La donna bergamasca ha ricordato oggi, mercoledì 24 febbraio, nell’aula in cui si celebra il processo per l’omicidio di Yara Gambirasio di aver visto nell’estate del 2010, Massimo Bossetti nel parcheggio di un cimitero, in compagnia di una ragazzina che era salita a bordo della sua auto. La donna ha raccontato che l’uomo che aveva visto in auto con quella ragazzina che poteva avere 13-14 anni l’aveva “fissata intensamente, tanto che ho provato disagio”. Vede quell’uomo in quest’aula? Le è stato chiesto: “quell’uomo è Massimo Bossetti” ha risposto la donna.

La donna, che accompagnava la figlia ad allenamenti di ciclismo, ha poi raccontato di aver visto una seconda volta l’uomo che la fissava dall’auto nel parcheggio del cimitero, in un supermercato, alcuni giorni dopo. Dopo il fermo di Bossetti, il 14 giugno 2014, guardando una trasmissione televisiva che mostrava anche il parcheggio del cimitero si era ricordata della circostanza e ne aveva parlato con i carabinieri e poi era stata convocata dai militari per deporre. In mattinata è previsto il controesame della testimone da parte dei difensori di Bossetti. Le testimonianze della mamma del muratore Ester Arzuffi e della moglie di Bossetti, Marita Comi, sono previste nel pomeriggio.

Secondo Alma Azzolini la ragazza che vide in auto nell’estate 2010 a bordo di un’auto con quello che ritiene essere Massimo Bossetti, era Yara Gambirasio. La donna, durante la sua deposizione, ha spiegato che, una volta viste le immagini di Yara quando era scomparsa, si convinse di averla già vista. Solo dopo aver visto le immagini di una trasmissione televisiva che ritraeva il cimitero avrebbe fatto mente locale. “La ragazza che vidi in macchina aveva l’apparecchio per i denti ed aveva le guance molto rosse”.

I difensori di Massimo Bossetti, contro esaminando la testimone Alma Azzolini, hanno spiegato di avere degli elementi in base ai quali sono convinti di poter dimostrare che Bossetti quel giorno non era dove ha raccontato la testimone. Poiché, infatti, la donna accompagnava la figlia agli allenamenti di ciclismo il martedì e il giovedì e dal momento che la Azzolini colloca l’episodio tra metà agosto e l’inizio dell’anno scolastico, secondo i difensori l’unico giorno che può essere preso in considerazione è il 9 settembre. “Possiamo dimostrare – hanno spiegato gli avvocati – che in tutti i martedì e i giovedì di quel periodo Bossetti si trovava a pranzo lontano. E possiamo anche dimostrare che non c’era neanche il 9 settembre 2010″.

Rimane convinta dell’innocenza di suo figlio Ester Arzuffi, la madre di Massimo Giuseppe Bossetti. La 67enne è attesa al tribunale di Bergamo per deporre in Aula. E come anticipa il suo avvocato Benedetto Maria Bonomo, la donna non si avvarrà della facoltà di non rispondere di fronte alle domande del pubblico ministero Letizia Ruggeri e dei legali di suo figlio e della famiglia Gambirasio. Partendo dalla convinzione che “Massi”, nonostante gli indizi a suo carico e quel dna ritrovato su slip e leggins della piccola Yara, non c’entra nulla con l’omicidio avvenuto il 26 novembre 2010. Lo ha ripetuto più volte, fin dal giorno del fermo, il 16 giugno 2014, e lo ribadirà anche alla Corte d’Assise che tra poche settimane emetterà la sentenza.

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