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Massimo Bossetti, collega: “Mi dia 100mila euro, disse…”

BERGAMO – Un risarcimento totale di 100 mila euro o comunque una provvisionale di almeno 50 mila euro a discrezione della corte. L’ha chiesta durante l’udienza al processo a carico di Massimo Bossetti l’avvocato Carlotta Biffi, legale di Massimo Maggioni, un collega di lavoro dell’imputato che ha accusato il carpentiere di Mapello di calunnia. Davanti al pm Letizia Ruggeri, Bossetti disse infatti che proprio Maggioni aveva fatto in modo di far ricadere la colpa dell’omicidio di Yara su di lui per invidia nei suoi confronti.

Massimo Bossetti, dopo il suo fermo, pensò che Yara Gambirasio “era stata uccisa per mettermi nei guai”. Il carpentiere lo ha detto durante un interrogatorio dei mesi scorsi quando il pm Letizia Ruggeri gli ha chiesto per quale ragione volesse essere interrogato, lui disse di sospettare del collega Massimo Maggioni (da qui la denuncia per calunnia).

“Era una detenzione devastante, cruda – ha aggiunto – e io pensai alle persone che avevo vicino in cantiere”. Bossetti pensò che Maggioni nutrisse del malanimo nei suoi confronti e lo chiamò in causa per cercare di spiegare come il suo Dna potesse essere stato trovato sul corpo di Yara. “Mi scuso con Maggioni Massimo – ha concluso Bossetti – per aver detto queste cose sbagliate”. “Non sapevo come fare, stavo svenendo, non capivo più niente. Non avevo mai visto tante forze dell’ordine, come se fossi uno spacciatore, neanche fossi stato Totò Riina“.

“Quel dna non mi appartiene”, disse poi Bossetti. “E’ un dna strampalato, e che per metà non corrisponde”, ha detto il carpentiere a proposito della mancata corrispondenza tra il dna nucleare e quello mitocondriale. Poi ha aggiunto di non aver mai fatto ricerche su ragazzine tredicenni su internet. “E’ dal giorno del mio arresto che mi chiedo come sono finito in questa vicenda – ha proseguito Bossetti – visto che non ho fatto niente e voi lo sapete”. Il pm Letizia Ruggeri ha ribattuto che un giudice ha ritenuto che dovesse rimanere in carcere e un altro che gli elementi a suo carico sono stati giudicati tali da sostenere un giudizio. “Evidentemente la vicenda non è strampalata come dice lei”.

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