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Massimo Bossetti, la Corte decide sulla perizia del Dna

BERGAMO – Massimo Bossetti, imputato a Bergamo per l’omicidio di Yara Gambirasio, potrebbe vedere ribaltato il proprio destino. Oggi, 22 aprile, è il giorno della verità. Una giornata cruciale in cui la corte d’Assise presieduta dal giudice Antonella Bertoja, dovrà dire sì o no alla perizia sul Dna richiesta dalla difesa.

Il pilastro dell’accusa – la prova scientifica che per il pm Letizia Ruggeri inchioda Bossetti per l’omicidio della 13enne di Brembate – viene messa in forse dai legali, gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, che parlano di anomalie rispetto ai risultati scientifici raccolti sui leggings e sugli slip della vittima che riportano alla traccia genetica di ‘Ignoto 1’ identificato poi come Massimo Bossetti. Se i consulenti dell’accusa sostengono che il confronto è stato fatto a regola d’arte per i difensori non vi è alcun dubbio di come, nel corso del dibattimento in aula, “le stesse indagini sul Dna abbiano mostrato risultati anomali e contraddittori”.

Infatti nel corso del suo intervento, il pm Ruggeri si è opposta alla richiesta di perizie avanzate dalla difesa, sia sul dna che le indagini hanno attribuito a Bossetti, sia su quella riguardante le telecamere di sorveglianze che avrebbero ripreso il furgone del muratore il pomeriggio del 26 novembre 2010, giorno in cui Yara scomparve. Il pm ha invece insistito perché sia accolto un supplemento di indagine da parte dei Ris che hanno analizzato le dimensioni del furgone ripreso. La difesa di parte civile non si è invece formalmente opposta alle richieste di perizie. La decisione dei giudici è attesa nel pomeriggio.

Per i legali di Bossetti c’è una palese incongruenza: il Dna mitocondriale (che identifica la linea di ascendenza materna) non corrisponde a quello dell’imputato. L’assenza del Dna mitocondriale invalida la prova e anche il Dna nucleare – nella traccia mista del Dna di Yara e di Ignoto 1 trovata sugli indumenti della vittima – presenta “numerosi problemi”.

Sarà la corte a decidere se respingere, accogliere in tutto o in parte la richiesta della difesa. Nel primo caso si andrebbe spediti verso la richiesta di ergastolo per Bossetti, in carcere dal 16 giugno 2014. Oppure i giudici potrebbero concedere una perizia che di fatto consentirebbe per la prima volta l’accesso agli indumenti della vittima da parte della difesa. La scelta della corte di accogliere, in parte o in tutto, le richieste dei legali di Bossetti allungherebbe i tempi della giustizia e metterebbe in evidenza i dubbi della giuria rispetto a temi scientificamente complessi.  La nomina dei periti a cui affidare l’incarico farebbe slittare la sentenza di primo grado a dopo l’estate.

I difensori hanno chiesto anche una perizia medico legale per capire le cause, il momento esatto della morte e quanto il corpo della 13enne è rimasto nel campo di Chignolo d’Isola (dove fu trovato il 26 febbraio 2011); richiesto l’allineamento dell’orario delle tre telecamere (due di una ditta e la terza di un chiosco) che la sera della scomparsa di Yara (26 novembre 2010) inquadrano il presunto furgone del muratore di Mapello; altre perizie riguardano invece le fibre e le sferette metalliche trovate sul corpo e gli indumenti della vittima.

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  • Massimo Bossetti (foto Ansa)
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