Cronaca Italia

Massimo Bossetti, la Corte: “Quel dettaglio dimostra che sapeva”

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Massimo Bossetti

ROMA – Massimo Bossetti non si ricordava nulla di quel 26 novembre 2010, il giorno in cui fu uccisa Yara Gambirasio, la 13enne di Brembate di Sopra.

Bossetti, condannato all’ergastolo per l’omicidio, non si ricordava dove fosse stato. Però si ricordava che il telefono gli si fosse scaricato. È proprio questo dettaglio – secondo la Corte d’assise d’appello – a incastrare definitivamente il 47enne muratore di Mapello.

I giudici hanno dato particolarmente importanza a questo ricordo preciso nel momento in cui hanno confermato l’ergastolo. “Non solo il telefono era spento, proprio nell’orario in cui Yara è sparita, ma l’imputato si ricordava perfettamente il particolare relativo a quel pomeriggio”.

Come riporta il Corriere della Sera, per la Corte “tale circostanza è estremamente significativa in quanto l’imputato aveva sempre detto agli inquirenti e alla moglie di non ricordare cosa avesse fatto quel pomeriggio”.

In una intercettazione del 4 dicembre 2014, emerge anche l’incredulità della moglie di Bossetti, Marita Comi, riguardo alla sua versione. “Io sono sicuro che il telefono era scarico”. E lei: “Come puoi ricordarti che il telefono era spento e non ti ricordi dov’eri?”.

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