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Massimo Bossetti innocente? Difesa: “Dna, perizie: processo da rifare”

BERGAMO – Con due giorni d’anticipo rispetto al previsto, lunedì mattina gli avvocati di Massimo Bossetti hanno depositato l’atto di impugnazione in appello contro la sentenza che il primo luglio scorso ha condannato il carpentiere di Mapello all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, la tredicenne rapita a Brembate Sopra la sera del 26 novembre 2010 e ritrovata senza vita in un campo di Chignolo d’Isola il 26 febbraio 2011.

Il ricorso – formato da 258 pagine – è stato depositato al tribunale di Como “per comodità”, visto che i legali di Bossetti, gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, hanno lo studio in città. “Abbiamo lavorato tutta la notte per concluderlo”, ha spiegato Salvagni uscendo dal tribunale. Poco prima era salito al quinto piano del palazzo di giustizia di Como, venti minuti prima della chiusura della cancelleria. “Bossetti ha ancora fiducia nella giustizia”, ha evidenziato Salvagni all’uscita, parlando con alcuni giornalisti.

L’avvocato ha poi attaccato le conclusioni della corte d’Assise di Bergamo: “Il processo non regge – ha detto -. Ci siamo trovati di fronte a una sentenza e a un processo che ha fatto a stracci il diritto sostanziale, il diritto processuale e il diritto costituzionale. Abbiamo assistito a un processo dove i consulenti hanno fatto a gara per smentire loro stessi. Si è letteralmente fuggiti al confronto con la difesa in materia di prova scientifica”.

Il processo d’appello verrà celebrato di fronte ai giudici di Brescia, a differenza del primo grado, che è stato celebrato a Bergamo. Salvagni non è entrato nel merito del ricorso, anche se si desume che i legali di Bossetti contestino, come hanno sempre fatto anche in primo grado, la validità della prova ritenuta invece fondamentale per l’accusa e i giudici, ovvero il Dna trovato sugli slip di Yara.

Anche la procura di Bergamo ha già impugnato la sentenza di primo grado, ma solo per quanto riguarda la parte in cui Bossetti veniva assolto dall’accusa di calunnia ai danni di un suo collega, verso il quale avrebbe cercato di sviare le indagini. Massimo Bossetti, che si è sempre dichiarato innocente, si trova in carcere dal 16 giugno 2014: venne fermato quando venne accertata la corrispondenza, certa quasi al 100% secondo gli scienziati, del suo Dna con quello che, fino a quel momento, era stato attribuito a ‘Ignoto 1′.