Cronaca Italia

Massimo Bossetti, la madre Ester Arzuffi continua a negare: “Mai stata con Guerinoni”

Massimo Bossetti, la madre Ester Arzuffi continua a negare: "Mai stata con Guerinoni"
Massimo Bossetti, la madre Ester Arzuffi continua a negare: "Mai stata con Guerinoni"

Massimo Bossetti, la madre Ester Arzuffi continua a negare: “Mai stata con Guerinoni”

BERGAMO – Continua a negare l’evidenza Ester Arzuffi, la mamma di Massimo Bossetti, il carpentiere di Mapello condannato in primo grado per l’omicidio di Yara Gambirasio. Continua a dire di non aver mai avuto rapporti con Giuseppe Guerinoni. E ora anche la nuora, Marita Comi, non le crede più

Per mesi la donna non ha voluto rilasciare interviste. Ma ora, a pochi giorni dal processo di Appello del figlio, Ester Arzuffi è tornata a parlare. Intervistata dal settimanale Giallo, ha detto:

“La scienza dice che Massimo è suo figlio, ma io non sono mai andata con lui. Ci dev’essere un’altra spiegazione. Marita, però, non mi crede. Pensa che io con Guerinoni ci sia stata per davvero. Mi accusa di non aver detto la verità, fin dall’inizio. Tra me e Marita il rapporto è cambiato”.

Da anni la donna sostiene che lei e Guerinoni non sono mai stati amanti, si conoscevano soltanto: lui guidava l’autobus che negli anni 1966-1967 la trasportava al lavoro.

“Il giorno dell’arresto di mio figlio – racconta ancora mamma Ester – è stato terribile: ci telefonarono per invitarci ad andare in caserma. Marita era già lì. I carabinieri ci dissero che Massimo era stato arrestato. Mi fecero un sacco di domande, alcune riferite proprio a Guerinoni. Mi chiesero se ero stata la sua amante, ma io negai fin da subito. Sì, lo conoscevo perché mi accompagnava spesso al lavoro, ma tra di noi non ci sono mai stati rapporti”.

Le analisi del Dna però la smentiscono clamorosamente. E la donna ha persino sostenuto che Massimo e la sorella gemella potrebbero essere il frutto di una fecondazione artificiale avvenuta a sua insaputa. Tesi piuttosto complicata da dimostrare e soprattutto surreale.

Intanto il 30 giugno Bossetti tornerà dinanzi ai giudici per cercare di dimostrare – come ha sempre sostenuto – la sua innocenza. I suoi avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, chiederanno alla Corte d’assise d’appello di Brescia diribaltare la sentenza di fine pena mai. Così come farà anche la Procura di Bergamo che, invece, vuole che Bossetti sia condannato anche per calunnia, reato caduto in primo grado, per aver cercato di sviare le indagini su un suo collega.

In carcere dal 16 giugno del 2014 Bossetti lavora come muratore, continua a vedere la moglie e i figli e professa la sua innocenza. Quell’innocenza a cui non hanno creduto i giudici bergamaschi che, nelle motivazioni lo hanno ritenuto responsabile di un “omicidio di inaudita gravità”, “maturato in un contesto di avances a sfondo sessuale, verosimilmente respinte dalla ragazza, in grado di scatenare nell’imputato una reazione di violenza e sadismo di cui non aveva mai dato prova ad allora”.

La difesa darà battaglia proprio sul Dna, alla ricerca di una perizia, negata in primo grado. Quel Dna che i giudici hanno definito “assolutamente affidabile” in quanto “caratterizzato per un elevato numero di marcatori Str e verificato mediante una pluralità di analisi eseguite nel rispetto dei parametri elaborati dalla comunità scientifica internazionale”.

Argomenti respinti dai difensori che torneranno a sottolineare come solo il Dna nucleare sarebbe quello di Bossetti, non quello mitocondriale che non è stato attribuito a nessuno. Altri accertamenti saranno chiesti sulle fibre dei sedili del furgone di Bossetti che sono “compatibili” con quelle trovate sul corpo della ragazza.

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