Cronaca Italia

Massimo Bossetti, la madre Ester Arzuffi: “Dolore immenso vederlo piangere”

Massimo Bossetti, la madre Ester Arzuffi: "Dolore immenso vederlo piangere"

Massimo Bossetti, la madre Ester Arzuffi: “Dolore immenso vederlo piangere”

BERGAMO – “Ho provato un grandissimo dolore a vedere mio figlio piangere”. Queste le parole di Ester Arzuffi, la madre di Massimo Bossetti, dopo la conferma dell’ergastolo al figlio per l’omicidio di Yara Gambirasio. Dopo il verdetto della Corte d’assise d’appello di Brescia, il carpentiere di Mapello è scoppiato in lacrime, così come sua moglie Marita Comi e la madre.

“Perché non vogliono rifare quel Dna? Potrebbe far superare molti dubbi” continua a chiedersi Ester Arzuffi, secondo quanto riferito all’Ansa dal suo avvocato, Benedetto Maria Bonomo. “La domanda che si pone la mamma di Bossetti – ha spiegato il legale  – non è ovviamente su un piano tecnico giuridico, ma umano: da madre”. “Non ha ancora metabolizzato la sentenza – ha proseguito il legale – dopo la lettura non aveva compreso quello che era successo e ha intuito le conseguenze quando ha visto Massimo in lacrime, dopo averlo avvicinato, e ha provato un dolore immenso”.

Bossetti voleva uscire “a testa alta” dal processo d’appello. Alla vigilia del processo la madre aveva continuato a negare la sua relazione con Giuseppe Guerinoni, il papà di Ignoto 1, grazie al quale gli investigatori sono risaliti al Dna del possibile assassino. Dopo oltre 15 ore di camera di consiglio i giudici della Corte d’assise d’appello di Brescia hanno deciso che non doveva essere così: nessuna perizia sul Dna e conferma della condanna all’ergastolo. Un “clamoroso errore giudiziario” per i suoi difensori. Giustizia fatta, per i legali di parte civile. La sua estrema difesa il muratore di Mapello, in carcere da tre anni, l’aveva affidata a delle dichiarazioni spontanee scritte su fogli che ha estratto da una carpetta rossa: ha chiesto alla Corte di riparare “al più grande errore giudiziario di tutta la storia”. “C’era necessità di scomodare un immenso esercito e umiliarmi davanti ai miei figli e al mondo intero?” ha detto in modo accorato riferendosi al suo arresto, il 14 giugno del 2014 nel cantiere in cui lavorava a Dalmine. “Perché? Perché? Perché?” ha ripetuto il muratore. E girandosi verso il pubblico in aula per poi tornare ai giudici ha aggiunto: “Io non sono un assassino, mettetevelo in testa. Quel Dna non è mio”.

Lui voleva che fosse ripetuto l’esame genetico che lo inchioda. Aveva anche chiesto scusa per il comportamento scorretto in aula, quando, mentre parlava il sostituto pg Marco Martani, lui era sbottato: “Viene qui a dire idiozie”. Per l’accusa, invece, è “ineccepibile” la sentenza con cui la Corte d’Assise di Bergamo, un anno fa, lo aveva condannato all’ergastolo per l’omicidio della tredicenne. I giudici hanno accolto la tesi dell’accusa: il Dna è valido e Bossetti merita il carcere a vita.

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