Cronaca Italia

Massimo Bossetti, l’ultima lettera dal carcere: “Che senso ha la mia vita”

Massimo Bossetti, l'ultima lettera dal carcere: "Che senso ha la mia vita"

Massimo Bossetti, l’ultima lettera dal carcere: “Che senso ha la mia vita”

BERGAMO – Si dice “stanco di soffrire e far soffrire”. Non sa più dare “un senso alla sua vita”. Sono le parole che Massimo Bossetti ha messo nero su bianco in una nuova straziante lettera dal carcere, dopo il verdetto di appello che ha confermato la condanna all’ergastolo.

Il carpentiere di Mapello, accusato dell’omicidio di Yara Gambirasio, afferma di essere “profondamente deluso, sconfortato, distrutto”. Sente di essere un peso per tutti: “Sono stanco di soffrire e di far soffrire”. “Mi chiedo ora che valore abbia ancora la mia vita, se non mi viene concessa nessuna possibilità nel difendermi. Vorrei poter credere ancora nella giustizia, ma dopo tutto quello che sto vivendo, nella maniera più disumana possibile, ho grandi seri dubbi nel ripensarlo…”.

Comunque, aggiunge: “Non demordo e per niente desisto, primo perché oramai la mia innocenza è diventata una ragione di vita e secondo, vivo per l’amore della mia famiglia. Pertanto, non smetterò MAI nel gridare in oltranza la più assoluta sincera verità di sempre: LA MIA INNOCENZA!”.

Il suo avvocato Claudio Salvagni, che ieri pomeriggio gli ha fatto visita per un’ora e mezza nel carcere di via Gleno a Bergamo, l’ha trovato “molto provato” dopo la decisione dei giudici bresciani.  “Non l’ho mai visto così disperato – spiega – È un uomo devastato, finito, un morto vivente, che s’interroga disperatamente sul perché la sua supplica di una perizia sul dna non è stata accolta”.

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