Blitz quotidiano
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Massimo Bossetti, Marita Comi lo va a trovare in carcere

MILANO – Marita Comi, la moglie di Bossetti, come rivela Oggi con le fotografie e un articolo nel numero in edicola, è tornata da lui in carcere e il colloquio è durato due ore, il doppio dello standard. A convincerla a tornare da Bossetti sono state le suppliche della mamma e della sorella dell’uomo, oggi tenuto sotto la massima sorveglianza in carcere. Sono giorni complicati per la famiglia Bossetti. Prima le lettere spedite a una detenuta e finite nel fascicolo processuale, poi quella lettera in cui lo stesso Bossetti minaccia il suicidio.

Poi la rivelazione dell’avvocato della famiglia: “Massimo Bossetti prende psicofarmaci”. Questo il dettaglio che il suo avvocato ha rivelato alla stampa, parlando a Radio Cusano Campus: “Premesso che Bossetti è sottoposto a terapie di psicofarmaci, il fatto che sia abbronzato dipende da quei pochi raggi di sole che possono penetrare attraverso le sbarre e nell’ora d’aria. Hanno sempre cercato di fare un processo alla persona. Si devono far coincidere dei punti: se c’è un punto di partenza e un punto d’arrivo che sono distanti, la strada per unire questi due punti è stata adattata. Il processo a Bossetti non deve essere fatto di suggestioni: le lampade, le sue abitudini sessuali, ecc… Il processo deve stabilire se è un assassino o no e deve farlo con le prove, non con le suggestioni”. Continua: “Non mi aspettavo una requisitoria così lunga – dice. Non ha alcun senso ricostruire tutta la fase delle indagini perché diventa un’autocelebrazione dell’inchiesta, come del resto è stato tutto il processo. C’è un dato oggettivo: loro ritengono che quel dna sia di Bossetti, da lì bisogna partire. Andare a disquisire per ore sulla questione di Giuseppe Guerinoni non ha alcun senso”. Ci sono alcune stranezze che a Salvagni non vanno giù: “Noi abbiamo sentito pronunciare il nome di Bossetti alle 5 del pomeriggio, dopo che la requisitoria era iniziata da 6 ore. Possiamo parlare quanto vogliamo, ma alla fine gli elementi a carico di questa richiesta di condanna sono veramente scarni, benché se ne parli per ore. Attenderemo questa seconda parte di requisitoria per capire quali siano le prove a carico, e dico prove non indizi”. “Questo mezzo dna, con tutti i se e con tutti i ma che lo hanno accompagnato, sarà sufficiente alla condanna? Anziché trovare la risposta al fatto che non è stata trovata l’altra parte di dna, dicono che quella parte di dna non è importante. Il dna mitocondriale è la prova del nove, se quella non torna non è che si può dire che non è importante” aggiunge il legale.

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  • Massimo Bossetti (foto Ansa)
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