Cronaca Italia

Massimo Bossetti vuole domiciliari, braccialetto elettronico

Massimo Bossetti vuole domiciliari, braccialetto elettronico

Massimo Bossetti vuole domiciliari, braccialetto elettronico

BERGAMO – I legali di Massimo Bossetti hanno chiesto gli arresti domiciliari e il braccialetto elettronico per il muratore, accusato dell’omicidio di Yara Gambirasio. “Chiediamo di sostituire la misura di custodia cautelare in carcere con arresti domiciliari e braccialetto elettronico”, ha detto l’avvocato Paolo Camporini nell’udienza odierna. Secondo il legale non c’è pericolo di fuga, di inquinamento delle prove e reiterazione del reato. “La casa di Bossetti è in un posto isolato, facilmente sorvegliabile”.

L’avvocato Enrico Pelillo, legale dei genitori di Yara Gambirasio, si è detto “sconvolto” dalle parole usate dalla difesa di Massimo Bossetti per chiedere i domiciliari. “L’imputato e la vittima appartengono a mondi diversi – ha detto Pelillo – Il primo è vivo, Yara è al Creatore”. La pm Letizia Ruggeri si è opposta, la Corte si è riservata di decidere.

“Non ho mai detto che Bossetti restava impassibile quando nel cantiere di Palazzago veniva Fulvio Gambirasio. Restava in silenzio, ma come tutti noi”. Lo ha precisato in aula Massimo Maggioni, titolare della ditta per cui l’imputato stava lavorando nel 2010, sentito come teste (è anche parte civile perché Bossetti è accusato di averlo ingiustamente incolpato del delitto).

Maggioni ha poi aggiunto di non aver mai notato cambiamenti nel comportamento di Bossetti. Il papà di Yara si recava nel cantiere per effettuare delle misure: la sua azienda forniva infatti delle guaine. “Quando lo vedevamo si restava un po’ così, un po’ straniti”. Maggioni ha detto di conoscere Fulvio Gambirasio fin da piccolo, perché cresciuti entrambi a Brembate Sopra, ma che le loro famiglie non si frequentavano. A proposito della scomparsa di Yara, Maggioni ha spiegato che con Bossetti si parlava “solo di quello che scrivevano i giornali”.

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