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Massimo Carminati minaccia giornalisti de L’Espresso. Condanna dell’Fnsi

ROMA – Massimo Carminati, imputato nell’ambito del processo “Mafia Capitale” e attualmente in carcere, al termine dell’udienza di lunedì 24 ottobre ha sferrato un duro attacco nei confronti del settimanale l’Espresso, del direttore Tommaso Cerno e dei giornalisti Lirio Abbate e Paolo Biondani, autori di un’inchiesta sui documenti sottratti dalle cassette di sicurezza del caveau della banca di piazzale Clodio, a Roma. E arriva la condanna della Federazione nazionale della stampa italiana, il sindacato dei giornalisti italiani.

“La Federazione nazionale della stampa italiana considera questi attacchi indecorosi e inaccettabili, scrivono in una nota il segretario generale e il presidente della Fnsi, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti. Non solo siamo solidali con i colleghi dell’Espresso e con Lirio Abbate e Paolo Biondani, ma riteniamo che il loro lavoro, come quello degli altri cronisti impegnati sugli stessi temi, sia stato e sia essenziale proprio per illuminare il malaffare e la corruzione e che debba essere considerato di grande interesse pubblico”.

“Per questo – proseguono Lorusso e Giulietti – chiediamo alle autorità non sottovalutare la pericolosità delle parole di Carminati. E giovedì mattina ci recheremo nella redazione dell’Espresso per concordare con i colleghi ulteriori iniziative da assumere a tutela dei giornalisti minacciati”.

In tribunale Carminati ha chiesto di prendere la parola dopo la pubblicazione, da parte del settimanale l’Espresso, della lista delle 147 vittime del furto avvenuto nell’estate del 1999 nel caveau della banca che si trova all’interno del palazzo di Giustizia di Roma. In quell’occasione furono saccheggiate le cassette di sicurezza tra gli altri di magistrati, avvocati e funzionari della Giustizia. “Ieri il settimanale – ha dichiarato Carminati – ha pubblicato un articolo su di me, con la mia foto in copertina, nel quale si fa riferimento alla lista delle cassette di sicurezza che avrei sottratto al caveau. Lo stesso giornalista che ha scritto l’articolo è andato ieri pomeriggio su Raiuno da Giletti a dire che il processo Pecorelli è stato praticamente aggiustato, e dovrebbe essere interesse dei giudici che hanno fatto le sentenze difendersi da accuse di questo tipo. Mi sembra che qui tutti stanno zitti e l’unico scemo forse sono io. Che io sia il più scemo è sicuro”.

“Vorrei che venisse fatto – ha dichiarato ancora l’ex terrorista neroun processo sui processi che si riferiscono a me, celebrati prima di questo giudizio. Vorrei difendermi dalle cose che sono solo in questo processo, purtroppo non lo posso fare e questo è per me importante. Le cose che stanno succedendo fuori da questo processo sono però altrettanto importanti”.

Nel servizio del settimanale dal titolo “Ricatto alla Repubblica” si fa riferimento ad un movente, quello del furto nel caveau di piazzale Clodio che era anche ricattatorio e che avrebbe fatto di Massimo Carminati un “intoccabile”.

L’intervento del principale imputato di Mafia Capitale è stato letto come un’iniziativa per lanciare messaggi verso l’esterno: a questo, in particolare, ha fatto riferimento l’avvocato Giulio Vasaturo, legale dell’associazione “Libera” parte civile nel processo. “Credo che nella scelta di Carminati di rompere il silenzio per attaccare quanto scritto su un settimanale e per sollecitare altri a non stare più zitti – ha affermato – debba essere colto un segnale preciso. Segnale rivolto all’esterno dell’aula di Giustizia verso chi è in grado di recepirlo perfettamente”.