Blitz quotidiano
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Massimiliano Colangelo: liberato imprenditore rapito in Serbia

ROMA – E’ stato sequestrato un giorno in una camera del Plaza Hotel di Belgrado in Serbia l’imprenditore Massimiliano Colangelo prima che un blitz dell’Interpol lo liberasse. Sequestro fallito, quindi, ma resta un po’ di mistero: la polizia italiana ha confermato la liberazione senza sbilanciarsi sul fatto che i rapitori siano stati assicurati alla giustizia. Un amico a Roma, avvisato dallo stesso Colangelo con un sms, ha allertato la polizia che si è messa in contatto con l’Interpol. L’amico ha confidato agli investigatori che l’imprenditore era in procinto di investire un milione di euro in Serbia.

Massimilano Colangelo, proprietario del ristorante “La locanda di Caio Mario” nell’oasi verde presso l’antica Torre Salaria a Roma, non è un nome sconosciuto alle cronache. Su Il Messaggero sono ricordate alcune vicende dell’imprenditore descritto come “in odor di mafia”. In particolare, stando agli accertamenti della Squadra Mobile, è imputato in un processo per mafia.

L’inchiesta è quella che ha portato all’arresto di Nicola Rocco Femia, il boss della ndrangheta che consigliava ai suoi di uccidere il giornalista Giovanni Tizian. Massimiliano Colangelo, inoltre, è accusato di millantato credito dalla procura distrettuale di Bologna. Secondo i magistrati emiliani, chiese al padrino calabrese 100mila euro in cambio dell’assoluzione in un processo prendente in Cassazione. La Suprema corte annullò con rinvio, restituendo gli atti alla Corte d’appello.

Il boss affidò il suo sfogo a un sms inviato a uno dei suoi fedelissimi:«Non mi faccio prendere per i fondelli, a me avevano assicurato l’annullamento senza rinvio». Ufficialmente, Massimiliano Colangelo risulta essere un promotore immobiliare, in realtà è un imprenditore che opera nel settore della ristorazione. Alcune foto scattate nel 2012 lo ritraggono insieme all’allora senatore del Pdl Sergio De Gregorio. (Ilario Filippone, Il Messaggero)