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Massimo Fini: “Meglio Isis del Vaticano e di papa Francesco”

ROMA – “Meglio Isis del Vaticano”: così scriveva Massimo Fini sul Fatto Quotidiano poche ore prima delle stragi di Bruxelles. 

Lo scrittore, giornalista e attivista italiano non è certo nuovo alle provocazioni. Solo per ricordarne una, in passato ha rimpianto i tempi delle dittature perché allora, “quanto meno, eravamo sudditi senza ipocrisie”.

Adesso se la prende con il Vaticano fino al punto da augurarsi l’arrivo degli jihadisti in Italia perché così almeno “spazzerebbero via il Vaticano e papa Francesco”. 

Ma il principale oggetto di critica di Fini sono gli italiani:

“La maggioranza degli italiani fa parte di un ceto che non saprei se definire piccolo o medio borghese, indifferente a tutto ciò che gli sta intorno tranne il denaro”, “molle, imbelle, svirilizzato”, vittima di “una totale mancanza di valori”.

Per questo motivo, scrive Fini, è una fortuna

“che fra la Libia e noi ci sia di mezzo il mare che oggi tanto ci inquieta perché traghetta i migranti. Se Libia e Italia fossero unite dalla terraferma i guerrieri di Al Baghdadi ci metterebbero tre settimane per arrivare a Roma (il che, almeno per un po’ tempo, offrirebbe qualche vantaggio: spazzar via il Vaticano e Papa Francesco che non perde occasione per entrare coi piedi a martello negli affari interni dello Stato italiano – se si ha da essere una teocrazia, almeno lo si sia ufficialmente)”.

La marcia degli jihadisti sarebbe trionfale in Italia, e si interromperebbe solo ai confini con la Svizzera. E qui l’ultimo affondo nei confronti degli italiani:

“Perché gli svizzeri saranno anche noiosi, ma le palle almeno quelle, le hanno conservate”.


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