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Massimo Giuseppe Bossetti perde: niente nuova perizia dna

BERGAMO – Niente perizia sul dna e niente allineamento delle telecamere di sorveglianza: i giudici della Corte d’Assise di Bergamo hanno respinto le richieste della difesa di Massimo Giuseppe Bossetti. Il processo sulla morte di Yara Gambirasio pertanto prosegue. La sentenza è prevista per il 10 giugno.

I giudici della corte d’assise di Bergamo non hanno accolto la richiesta di perizio presentata dalla difesa di Massimo Bossetti ritenendo “non decisivo ogni ulteriore accertamento” sul punto nell’ambito del dibattimento. E’ invece stato ritenuto “superfluo” l’accertamento chiesto dalla difesa sulle telecamere che avrebbero ripreso il furgone di Bossetti il giorno della scomparsa di Yara.

I giudici della Corte d’assise di Bergamo hanno deciso che, come chiesto dai difensori, debba essere acquisita l’intera corrispondenza tra il muratore di Mapello e una detenuta del carcere di Bergamo che si chiama Gina. Il pm aveva chiesto l’acquisizione solo di alcune delle missive ma i difensori hanno chiesto entrino nel processo tutte quante perché queste vanno “contestualizzate”. Alcune delle lettere contengono dei passaggi giudicati dall’accusa scabrosi e con riferimenti alle ricerche a sfondo grafico contenute nei computer sequestrati all’imputato. Secondo la difesa, invece, il contenuto delle lettere non ha alcuna attinenza con quelle ricerche.

Il pilastro dell’accusa – la prova scientifica che per il pm Letizia Ruggeri inchioda Bossetti per l’omicidio della 13enne di Brembate – viene messa in forse dai legali, gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, che parlano di anomalie rispetto ai risultati scientifici raccolti sui leggings e sugli slip della vittima che riportano alla traccia genetica di ‘Ignoto 1′ identificato poi come Massimo Bossetti. Se i consulenti dell’accusa sostengono che il confronto è stato fatto a regola d’arte per i difensori non vi è alcun dubbio di come, nel corso del dibattimento in aula, “le stesse indagini sul Dna abbiano mostrato risultati anomali e contraddittori”.

Infatti nel corso del suo intervento, il pm Ruggeri si è opposta alla richiesta di perizie avanzate dalla difesa, sia sul dna che le indagini hanno attribuito a Bossetti, sia su quella riguardante le telecamere di sorveglianze che avrebbero ripreso il furgone del muratore il pomeriggio del 26 novembre 2010, giorno in cui Yara scomparve. Il pm ha invece insistito perché sia accolto un supplemento di indagine da parte dei Ris che hanno analizzato le dimensioni del furgone ripreso. La difesa di parte civile non si è invece formalmente opposta alle richieste di perizie. La decisione dei giudici è attesa nel pomeriggio.

Per i legali di Bossetti c’è una palese incongruenza: il Dna mitocondriale (che identifica la linea di ascendenza materna) non corrisponde a quello dell’imputato. L’assenza del Dna mitocondriale invalida la prova e anche il Dna nucleare – nella traccia mista del Dna di Yara e di Ignoto 1 trovata sugli indumenti della vittima – presenta “numerosi problemi”.

Sarà la corte a decidere se respingere, accogliere in tutto o in parte la richiesta della difesa. Nel primo caso si andrebbe spediti verso la richiesta di ergastolo per Bossetti, in carcere dal 16 giugno 2014. Oppure i giudici potrebbero concedere una perizia che di fatto consentirebbe per la prima volta l’accesso agli indumenti della vittima da parte della difesa. La scelta della corte di accogliere, in parte o in tutto, le richieste dei legali di Bossetti allungherebbe i tempi della giustizia e metterebbe in evidenza i dubbi della giuria rispetto a temi scientificamente complessi.  La nomina dei periti a cui affidare l’incarico farebbe slittare la sentenza di primo grado a dopo l’estate.

I difensori hanno chiesto anche una perizia medico legale per capire le cause, il momento esatto della morte e quanto il corpo della 13enne è rimasto nel campo di Chignolo d’Isola (dove fu trovato il 26 febbraio 2011); richiesto l’allineamento dell’orario delle tre telecamere (due di una ditta e la terza di un chiosco) che la sera della scomparsa di Yara (26 novembre 2010) inquadrano il presunto furgone del muratore di Mapello; altre perizie riguardano invece le fibre e le sferette metalliche trovate sul corpo e gli indumenti della vittima.

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  • Massimo Bossetti (foto Ansa)
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