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Massimo Giuseppe Bossetti, pm: “Ergastolo con isolamento”

BERGAMO – Il pm di Bergamo, Letizia Ruggeri, ha chiesto la condanna all’ergastolo con isolamento per Massimo Giuseppe Bossetti, accusato dell’omicidio della tredicenne di Brembate di Sopra, Yara Gambirasio. Oltre all’ergastolo il pm ha chiesto anche 6 mesi di isolamento. Le accuse nei confronti del muratore sono di omicidio volontario pluriaggravato e calunnia ai danni di un collega di lavoro.

Secondo la Ruggeru su Yara Gambirasio “si è voluto infliggere particolare dolore e ci si è riusciti”. Il pubblico ministero lo ha detto per motivare l’aggravante, nei confronti di Massimo Bossetti, delle sevizie e della crudeltà. Per il pm “non vi è dubbio che l’ omicidio sia volontario”. “Abbandonandola in quel campo – ha aggiunto – si è causata volontariamente la morte” della ragazzina.

Il pm di Bergamo Letizia Ruggeri, nella seconda giornata della sua requisitoria a carico di Massimo Bossetti, unico imputato per l’omicidio di Yara Gambirasio, ha spiegato che oltre alla “prova genetica”, ovvero al dna che rappresenta “il faro dell’inchiesta”, a carico del muratore di Mapello vi è “un corollario significativo” di indizi caratterizzati da “gravità, precisione e concordanza”: i tabulati telefonici dell’imputato e le immagini del mezzo ripreso dalle telecamere di sorveglianza della zona. “Elementi che vanno letti complessivamente” e che dimostrano come “non cercammo di cucire addosso degli elementi, ma cercammo riscontri in quello che già c’era”. I tabulati telefonici di tutte le persone che transitarono a Brembate il 26 novembre 2010 e le immagini delle telecamere – ha ricordato l’accusa – furono acquisite, infatti, nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa della ragazza, mentre la figura di Bossetti comparve nel giugno 2014.

La Ruggeri pur spiegando che non è possibile stabilirlo con certezza, ha detto che “l’incontro fatale” con l’imputato Massimo Bossetti “non è accaduto davanti alla palestra” da cui Yara scomparve, ma nei pressi dell’abitazione della ragazza in via Morlotti oppure in via Rampinelli, due strade che la tredicenne avrebbe dovuto necessariamente percorrere per tornare a casa. Il pm ha cercato, inoltre, di smontare le consulenze della difesa, in particolare sui video delle telecamere di sorveglianza della zona e sulle fibre trovate sul corpo della vittima “identificabili con probabilità” con quelle rinvenute sui sedili del mezzo del muratore.

Il pm ha quindi iniziato a descrivere le ricerche a sfondo grafico ritrovate nei computer di casa Bossetti.

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  • Massimo Bossetti (foto Ansa)
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