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Massimo Giuseppe Bossetti: scintille in aula tra difesa e pm

Il presidente della Corte Antonella Bertoja ha dunque fermato i lavori e definito "non più sopportabile" il comportamento di pm e difesa

BERGAMO – Massimo Giuseppe Bossetti: scintille in aula tra difesa e pm. Tensione in aula, alla ripresa dell’udienza a carico di Massimo Bossetti (tra l’altro iniziata in ritardo per un problema ai microfoni), per il controesame da parte del pm Letizia Ruggeri al perito della difesa, Vittorio Cianci. Il pm ha chiesto quali fossero le competenze e i titoli del consulente, sottolineando che la sua società avrebbe un certificato scaduto.

Un’accusa subito rispedita al mittente da parte del perito. Gli avvocati di Bossetti, Paolo Camporini e Claudio Salvagni, hanno accusato il pm di soffermarsi solo sulle competenze dell’esperto e non sulla sostanza. Il magistrato ha poi rincarato la dose, sottolineato che l’esperto aveva mostrato documenti falsi, per lei privi di valenza scientifica. Ed è stato il caos. Il presidente della Corte Antonella Bertoja ha dunque fermato i lavori e definito “non più sopportabile” il comportamento di pm e difesa, minacciando provvedimenti. Già una precedente udienza, durante l’audizione di un altro consulente della difesa, Ezio Denti, la presidente aveva sospeso la seduta proprio per il caos. Tornata la calma, l’avvocato Camporini ha ventilato l’idea di arrivare a chiedere un’ulteriore perizia.

L’acquisizione delle fibre dai sedili del furgone di Massimo Bossetti e il loro confronto con quelle reperite sugli indumenti di Yara Gambirasio sono stati al centro dell’udienza. Secondo la Procura sui leggings di Yara sono state trovate fibre dei sedili del furgone di Bossetti. In aula è intervenuto il consulente tecnico della difesa Vittorio Cianci che ha contestato sia le modalità di acquisizione dei campioni, sia la validità dei confronti. “Le fibre a disposizione, stando agli atti, sono di soli 20 milionesimi di grammo – ha spiegato -. Inoltre le analisi devono seguire norme e protocolli scientifici che i Ris non hanno seguito”.

L’esempio più evidente sarebbe, a dire del perito della difesa, il fatto che, per le fibre del furgone, non sia stato usato un microscopio con ingrandimento di 500 volte, ma solo a 100 volte (per gli abiti, invece, è stato usato l’ingrandimento a 500). “Serve un rigore scientifico con norme internazionali che non sono state usate, per esempio, nell’utilizzo dello strip di tampone – ha detto Cianci -. Non ho inoltre trovato agli atti il tipo di intreccio dei tessuti. Inoltre lo spettro fotometrico non consente la sovrapponibilità delle curve dei colori delle fibre che, a mio avviso, sono dunque diversi”.

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