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Maturità 2017, analisi del testo: 5 possibili temi su Dario Fo

Maturità 2017, analisi del testo: 5 possibili temi su Dario Fo

Maturità 2017, analisi del testo: 5 possibili temi su Dario Fo (Foto Ansa)

ROMA – Esami di maturità 2017, cinque possibili temi su Dario Fo. Nell’ultima rilevazione effettuata da Skuola.net sul toto-maturità, è stato indicato da uno studente su 10 come il probabile autore protagonista dell’analisi del testo nella prima prova d’esame.

L’attore e commediografo è recentemente scomparso; in più, nel 2017, ricorrono i 20 dal conferimento del Premio Nobel. Due ottimi motivi per avvalorare la teoria dei maturandi. Ma se dovesse davvero uscire, quale potrebbe essere l’ipotetica traccia? La stessa Skuola.net riassume le tematiche principali sviluppate nelle sue opere. Tutte, in ogni caso, unite da un filo comune: l’ironia.

  1. La politica. La lotta politica e l’attivismo sono sempre state delle costanti nella vita di Dario Fo. Ma, seguendo il suo stile, anche nell’attacco al potente ha sempre usato una vena comica, basata sullo sberleffo e sulla ridicolizzazione del bersaglio da colpire. Emblematica, in tal senso, la sua opera Morte accidentale di un anarchico, liberamente ispirata alla vicenda di Giuseppe Pinelli, l’anarchico precipitato dalla finestra della questura di Milano nel 1969. Un suicidio da sempre avvolto nel mistero che Fo ha voluto tingere d’ironia – caricaturizzando i personaggi protagonisti della storia – per far luce con un linguaggio diretto sulle omissioni emerse durante le indagini.
  2. La religione. Profondamente anticlericale, Dario Fo ha spesso trattato gli aspetti più controversi della religione. In opere come Il papa e la strega del 1989 prende ad esempio spunto dalle cronache (in questo caso il dibattito sulle droghe) per fare della satira sociale su Vaticano e Governo. In altre, invece, difende chi incarna davvero lo spirito religioso; è il caso de Lu santo jullare Francesco, in cui San Francesco appare come un personaggio ‘puro’ e ribelle, circondato da un mondo di lupi.
  3. Il Matto. Dario Fo, in quasi tutte le sue opere, utilizza questa figura per raccontare l’attualità. I suoi personaggi sono ironici, con il sorriso sempre stampato sulle labbra. Con questo stratagemma, l’autore riesce a far passare in maniera non troppo aggressiva profonde accuse. Il tono scherzoso però nasconde la satira pungente. Il matto scardina l’autorità e ne coglie punti i punti deboli e i difetti. Ne viene fuori una costante demolizione di chi, invece, vorrebbe coprirsi con l’armatura del potere. Ma il mondo di Fo è popolato anche da ubriachi, p********e, truffatori. Persone emarginate dalla società che, però, dimostrano di ragionare meglio dei ‘normali’.
  4. La burocrazia. Anche la macchina dello Stato non è sfuggita al ciclone Fo. In un’opera in particolare (Gli arcangeli non giocano a flipper) si narrano le vicende di un personaggio che scopre di essere iscritto all’anagrafe alla voce ‘cane bracco’. Non è un errore ma la vendetta di un impiegato impazzito per una mancata promozione. Nonostante ciò il protagonista è costretto a vivere come un vero cane per colpa, appunto, delle fiscali leggi della burocrazia. Solo dopo che, come cane randagio, sarà stato ufficialmente soppresso potrà tornare uomo. Un richiamo, più o meno esplicito, alla poetica di Pirandello nel Fu Mattia Pascal (altro autore molto gettonato per la Maturità 2017).
  5. Il ritorno alle origini. Ma, senza dubbio, è il Mistero Buffo l’opera più famosa di Dario Fo, quella che probabilmente gli ha spianato la strada verso il Premio Nobel. Nel ‘Mistero’, infatti, ci sono tutte le caratteristiche della sua produzione: la satira, la farsa, la sperimentazione, i temi sociali e soprattutto il recupero delle tradizioni. L’intera opera è basata su una nuova lingua (il grammelot) che richiama i dialetti della pianura padana. Ma, in realtà, tutto si traduce in una serie di espressioni, vocali e facciali, che trasmettono sensazioni da interpretare e dietro cui si celano sempre denunce sociali. Per questo ci sono anche tutti i suoi personaggi, col giullare in prima fila e la corte di ‘emarginati’ a fargli da spalla. Smitizzando, ancora una volta, fatti storici del passato.
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