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Maturità, preside fa benedire penne a studenti: bufera

AVERSA – Ha convocato tutti gli studenti dell’ultimo anno in Aula Magna e ha fatto benedire le penne biro che useranno all’esame di Maturità. E’ bufera sulla preside Rosa Celardo, a capo del Liceo Niccolò Jommelli di Aversa, in provincia di Caserta. E non poteva che essere altrimenti. Il caso del Natale cancellato a Rozzano dovrebbe aver già “fatto scuola” – ci sia consentito il gioco di parole – seppure a parti invertite.

A far scatenare le polemiche, interne alla scuola e dalla politica, è stato non tanto il gesto per così dire “scaramantico”, quanto la solennità conferita al rito con tanto di circolare pubblicata sabato sul sito della scuola per la convocazione “dalle 12,15 alle 13,15″ di tutti i maturandi al “momento di preghiera”. Tra le prime ad insorgere è stata Camilla Sgambato, deputata Pd casertana che su Facebook sbotta: “Credo che lei non volesse parlare di preghiera, né tanto meno di benedizione in senso tecnico. Lei sa bene, infatti, che queste si tengono nelle sedi a ciò deputate. Nella scuola no”.

E poi tanti altri al seguito: “L’unica benedizione per i ragazzi sarebbe quella di studiare seriamente cosa che è passata di moda”, scrive qualcuno.  “La catechesi si fa nelle associazioni religiose non nella scuola”, incalza qualcun’altro. E addirittura: “Cosa vogliamo fargli credere? Che la possibilità di avere fiducia nelle capacità personali, la voglia di imparare, di costruire di saper fare possono essere barattate con le più “moderne” forme di superstizione, con riti tribali, balli wudu, messe sataniche, preghiere cristiane?”.

La preside Celardo però resta convinta del buon cuore dell’iniziativa: “Non offendiamo nessuno. Lo fanno in tutta Italia”. E in effetti lungo tutto lo stivale la tradizione persiste: a Teramo per la benedizione delle penne gli studenti si recano fino ai piedi del Gran Sasso, al santuario di San Gabriele. A Frosinone invece si spande acqua benedetta sugli zaini. Al santuario di Cascia si porta in dono una rosa e si torna a casa con la penna benedetta. Ma un conto è la partecipazione spontanea dei ragazzi e altra storia è invece se a promuovere le “benedizioni” è il dirigente scolastico. Vero è che il rito di Aversa non era certo obbligatorio: gli esonerati, una trentina in tutto l’istituto, sono rimasti in classe con altri docenti.