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Mauro Coletto morto bruciato nell’auto: giallo a Torino

TORINO – Mauro Coletto è morto carbonizzato nel rogo della sua auto, avvolta dalle fiamme nella notte tra sabato e domenica a Sant’Antonino di Susa, nel Torinese. Un gesto estremo probabilmente, forse il suicidio di una persona che stava attraversando qualche difficoltà in famiglia e sul lavoro. Ma la procura di Torino, e i carabinieri, vogliono vederci chiaro: il pm Antonio Rinaudo, titolare dell’inchiesta, ha aperto un fascicolo per omicidio e nelle prossime ore il medico legale Roberto Testi eseguirà l’autopsia.

La vittima è Mauro Coletto, 51 anni. Viveva a Moncalieri, sempre nel Torinese, con le due figlie e la moglie. “Era depresso”, ha detto quest’ultima ai militari dell’Arma. I due si stavano separando e, secondo il racconto della donna, Coletto – che vendeva filtri per auto – stava anche attraversando un momento difficile sul lavoro. Il ritrovamento del corpo carbonizzato di Coletto la scorsa notte, sul retro del cimitero del paesino della bassa Valle di Susa di cui la famiglia Coletto era originaria. E dove sono seppelliti alcuni parenti.

Secondo i vigili del fuoco, l’innesco dell’incendio è partito dall’interno dell’auto, un’Audi A3, che è stata cosparsa di benzina probabilmente in un distributore della zona. Difficile che qualcuno possa averlo appiccato per poi fuggire, tanto più che non sono trovate taniche e l’auto era chiusa. Altro particolare che fa pensare al suicidio è il fatto che i resti, secondo un primo esame sommario, non presentino segni di violenza. La procura di Torino, però, vuole vederci chiaro. Sul suo profilo Facebook, Coletto appare sorridente nelle foto postate tra una barzelletta e un video spiritoso, particolari che non sembrano andare d’accordo con il profilo dell’uomo depresso tratteggiato in queste ore dai conoscenti.

La zona del ritrovamento del cadavere, inoltre, non è nuova a delitti del genere, riconducibili alla criminalità organizzata e, in particolare, alla ‘ndrangheta. Coletto, in passato, aveva gestito un agriturismo a Vibo Valentia e aveva testimoniato per la difesa in un processo contro alcuni esponenti delle cosche. C’è inoltre la testimonianza di due ragazze, che all’ora in cui è scattato l’allarme sostengono di avere visto delle ombre vicino all’auto in fiamme. Forse soltanto autosuggestione, secondo gli inquirenti, ma è abbastanza per proseguire gli accertamenti.