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Medico e infermiera killer, intercettazioni choc: “Se vuoi uccido anche i bambini”

VARESE – “Se vuoi uccido anche i bambini”. E’ una delle intercettazioni choc che hanno portato all’arresto dell’infermiera Laura Taroni e del suo amante, il medico anestesista Leonardo Cazzaniga. Il “dottor Morte” e “l’infermiera killer”, come sono stati ribattezzati dai media, erano di stanza all’ospedale di Saronno (Varese). Sono accusati di almeno 5 omicidi, tra i quali il marito di lei, al quale avrebbero somministrato una dose letale di farmaci.

I due, intercettati al telefono, parlano dei figli della donna “l’Angelo Blu” e “l’Angelo rosso”, come li chiamava l’infermiera. “Se vuoi faccio fuori anche loro…”, dice lui. “No, i bambini no”, risponderebbe lei. Secondo l’accusa, in quelle parole è evidente il desiderio della donna di “compiacere” il “delirio di onnipotenza” del suo amante. Cazzaniga, sempre secondo gli investigatori, si vantava di poter disporre della vita e della morte delle persone. Al pronto soccorso dell’ospedale di Saronno si parlava esplicitamente di “protocollo Cazzaniga” per i malati terminali, dal nome dell’anestesista. Secondo la Procura il protocollo consisteva nell’iniettare dosi letali di potenti sedativi via endovenosa ai pazienti, in sovradosaggio rispetto al necessario, causandone la morte.

In un’altra conversazione l’uomo sembrerebbe preoccupato per le conseguenze delle sue azioni: “Secondo te potrei essere accusato di omicidio volontario? (…) se si documenta che ho praticato l’eutanasia…io non sono neanche l’unico”. Lei risponde: “L’eutanasia è un’altra cosa (…) cioè tu firmi e ti fanno un cocktail di farmaci (…) loro non riuscivano nemmeno a respirare”. Cazzaniga a quel punto si preoccupa: “E allora è omicidio volontario (…) potrei venire accusato”

Le altre intercettazioni sono altrettanto inquietanti. Un giorno in auto col figlio di appena 11 anni (l’Angelo blu) l’infermiera avrebbe detto:  “Ma poi la nonna Maria la facciamo fuori…”. “Ma non hai capito”. “La Nene la possiamo far fuori quando vogliamo e anche la zia Adriana”. Dal fraseggio si evincerebbe che la presunta omicida coinvolgeva il figlio 11enne nei suoi progetti deliranti.

“Non sai quanto le nostre menti omicide messe insieme siano così geniali”, dice il figlio. “Tua nonna non è possibile”, replicava la madre. “A tua nonna e a tua zia non è semplice… A meno che non gli fai tagliare i fili dei freni a tua zia… Gli tiri l’olio dei freni”. (…) “Poi c’è tua zia Gabriella… Non sei abbastanza grande per poter… Non sei abbastanza grande!” incalzava la donna.

I due vanno avanti continuando a scambiarsi opinioni su progetti violenti fino a quando la donna aggiunge ancora: “E poi cosa avresti fatto? – rivolgendosi sempre al figlio – Le avresti fatte sparire così? Non è così semplice, sono grosse! L’umido da noi passa solo una volta a settimana (…) non abbiamo più neanche i maiali”. La donna, per inciso, conduceva un’azienda agricola.

Intanto sale a quattoridici il numero degli indagati nell’inchiesta che ha portato in carcere oggi l’ex viceprimario e la sua amante. Gli indagati sarebbero tutti dipendenti dell’ospedale di Saronno. La struttura stessa, quindi, parrebbe assumere un ruolo nell’inchiesta per via di quelle che verrebbero definite come omissioni anche gravi.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini, iniziate nel 2014 e coordinate dalla Procura di Busto Arsizio, il medico, che lavorava al Pronto soccorso dell’ospedale di Saronno e che poi era stato trasferito, è accusato dell’omicidio di quattro pazienti anziani e malati ricoverati nello stesso reparto. I delitti sarebbero avvenuti tra il febbraio del 2012 e l’aprile 2013. L’accusa sostiene che alle vittime l’anestesista ha somministrato “dosi letali di farmaci per via endovenosa, in sovradosaggio e in rapida successione”.

I farmaci usati, spiega nel dettaglio la Procura in una nota, sono “clorpromazina, midazolam, morfina, propofol e promazina”. L’omicidio del marito dell’infermiera e amante di Cazzaniga, Laura Taroni, sarebbe avvenuto alla fine di giugno 2013. All’uomo i due arrestati, secondo l’accusa, avrebbero somministrato (non in ospedale), “per un lungo periodo, farmaci assolutamente incongrui rispetto alle sue reali condizioni di salute, debilitandolo fino a condurlo alla morte”.


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