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Medico killer all’amante infermiera: “Con i malati io sono come Dio”

ROMA – “Io sono Dio”, diceva all’amante. Ma il dottor Leonardo Cazzaniga parlava così anche in corsia. “Sono Dio”, nel linguaggio ricostruito dagli investigatori, significa che il medico anestesista si era autoinvestito del poter di dare la morte a chi riteneva. Cinque morti sospette secondo l’accusa, ideate e portate a termine dal medico e dall’amante infermiera, Laura Taroni. Scrive il Corriere della Sera:

Il dottor Gazzaniga, si faceva chiamare «dio» o «l’angelo della morte». L’infermiere Paolo C. racconta che lo ripeteva spesso, anche davanti agli ammalati: «Con questo paziente dispiego le mie ali dell’angelo della morte». L’operatrice socio sanitaria Ivana M. spiega ai carabinieri di Saronno di averlo sentito più volte pronunciare la frase «io sono dio» e che ai pazienti più gravi, spesso malati terminali, applicava il «protocollo Cazzaniga». Che altro non era, come ricostruiscono gli investigatori, che un «cocktail di farmaci» per indurre la morte. «Eutanasia», la definisce il dottore al telefono con la sua amante. «L’eutanasia è un’altra cosa — lo redarguisce la donna —, è quando una persona lucida e cosciente ti chiede di porre fine alla sua vita…». «Allora è omicidio volontario».

I due, intercettati al telefono, parlano dei figli della donna “l’Angelo Blu” e “l’Angelo rosso”, come li chiamava l’infermiera. “Se vuoi faccio fuori anche loro…”, dice lui. “No, i bambini no”, risponderebbe lei. Secondo l’accusa, in quelle parole è evidente il desiderio della donna di “compiacere” il “delirio di onnipotenza” del suo amante. Cazzaniga, sempre secondo gli investigatori, si vantava di poter disporre della vita e della morte delle persone. Al pronto soccorso dell’ospedale di Saronno si parlava esplicitamente di “protocollo Cazzaniga” per i malati terminali, dal nome dell’anestesista.

Secondo la Procura il protocollo consisteva nell’iniettare dosi letali di potenti sedativi via endovenosa ai pazienti, in sovradosaggio rispetto al necessario, causandone la morte.
In un’altra conversazione l’uomo sembrerebbe preoccupato per le conseguenze delle sue azioni: “Secondo te potrei essere accusato di omicidio volontario? (…) se si documenta che ho praticato l’eutanasia…io non sono neanche l’unico”. Lei risponde: “L’eutanasia è un’altra cosa (…) cioè tu firmi e ti fanno un cocktail di farmaci (…) loro non riuscivano nemmeno a respirare”. Cazzaniga a quel punto si preoccupa: “E allora è omicidio volontario (…) potrei venire accusato”