Blitz quotidiano
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Mense e parchi vietati se genitori non pagano tasse? 70%: sì

A San Germano, paese in provincia di Vercelli, il sindaco Michela Rosetta (Lega Nord) ha deciso di interdire parchi giochi, impianti sportivi del Comune e mensa scolastica ai bambini i cui genitori non hanno pagato le imposte, come Tari e Tasi

VERCELLI – Mense e parchi giochi vietati ai bambini se i genitori non pagano le imposte comunali, come Tari e Tasi: succede a San Germano, paesino in provincia di Vercelli. La notizia è riferita dal quotidiano torinese La Stampa, che a riguardo ha lanciato un sondaggio, chiedendo ai suoi lettori se fossero d’accordo. E il 70% ha risposto di sì.

Sette lettori della Stampa su dieci, insomma, sono d’accordo con il sindaco di San Germano, Michela Rosetta, Lega Nord, che ha deciso di rivalersi sui bambini se le loro mamme e i loro papà non pagano. Del resto il Comune ha un buco di bilancio di centomila euro, ci informano sulla Stampa Samuel Moretti e Valentina Roberto. Così per far tornare i conti Rosetta ha trovato questo modo particolare: interdire i servizi comunali non ai morosi, cioè ai genitori, ma ai bambini.

Quindi niente accesso al teatro comunale, agli impianti sportivi, ai parchi giochi e alla mensa. L’unica cosa che viene tolta ai genitori in prima persona sono i sacchetti dei rifiuti. Non una grande perdita, insomma.

Certo, sarà poi da vedere come far rispettare il divieto di scivolo e di altalena ai piccoli. Anche se non c’è poi da essere così certi del fatto che nessuno voglia prendersi l’onere di far rispettare il divieto anche a chi le imposte non sa nemmeno cosa siano.

Alcuni si lamentano. Come il presidente dell’Associazione culturale musulmana locale, che parla di discriminazione, dal momento che tra i morosi ci sono molti marocchini.

Il sindaco si difende e parla di discriminazione “solo verso chi non paga”. Salvo poi aggiungere che “alcuni rappresentanti dell’associazione devono restituire qualcosa ai sangermanesi, comincino loro: noi applichiamo le regole e chi non ci sta è libero di andare altrove”. E per sette piemontesi (o comunque lettori della Stampa) su dieci è giusto così.

 


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