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Meriem Rehaily via da Isis? Imam: “Rischia morte due volte”

PADOVA – Se Meriem Rehaily abbandona i miliziani dell’Isis in Siria rischia doppiamente la morte. A dirlo è Kamel Layachi, portavoce della comunità islamica del Veneto, che sottolinea come la ragazza fuggita da Arzegrande lo scorso 14 luglio per unirsi ai foreign fighters rischia sia di morire nei combattimenti, che di venire uccisa se tenta la fuga dalle schiere dello Stato Islamico.

Donatella Vetuli sul Gazzettino nell’edizione di Padova scrive che la giovane ha sfidato l’Isis e ora i genitori, che sono stati contattati dalla giovane Meriem Rehaily che si è detta pentita per il suo arruolamento e che ha chiesto aiuto per tornare a casa, temono per la sua vita:

“Il padre di Meriem, Redouane Rehaily, 40 anni, due lavori per tirare avanti, soppesa le parole dopo mesi trascorsi a lanciare appelli, dopo la fiaccolata in piazza, dopo l’incontro in municipio per ripetere a tutta la comunità noi non siamo terroristi. Ma ora è diverso. «Non vogliamo più parlare», dice. Uscire allo scoperto, stavolta, potrebbe pregiudicare le indagini per salvare Meriem. «La famiglia è disperata – afferma il sindaco di Arzergrande Luca Sartori, che ha contattato Redouane per esprimergli tutto il suo sostegno -. Se c’è una speranza di potere riabbracciare quella ragazza, va assolutamente mantenuto il silenzio»”.

La giovane era fuggita lo scorso 14 luglio da Padova, prendendo un aereo per la Turchia da Bologna e poi arrivando in Siria. Ora l’Imam del Veneto spiega quali sono i rischi che corre:

“«Quella ragazza è in grande pericolo, non solo perché si troverebbe in Siria, ma uscire dai gruppi terroristici significa rischiare davvero la morte», afferma Kamel Layachi, imam della comunità islamica del Veneto. All’indomani della fuga di Meriem, l’imam si era recato dai genitori, ad Arzergrande: «Volevo capire cosa fosse accaduto – ricorda -. Ho visto la sua cameretta in quella casa così semplice. Ho avvertito il grande dolore della famiglia, gente perbene. Purtroppo la ragazza, come tanti altri, è rimasta intrappolata nei mille tentacoli di Internet. La mamma mi disse che trascorreva intere giornate chiusa nella sua stanza, attaccata al cellulare. Chissà, forse proprio così ha conosciuto il reclutatore».

Sono un centinaio i foreign fighters italiani che ingrossano le fila dei gruppi terroristici e delle milizie in conflitti non convenzionali, come in Siria. «Colpa della cattiva formazione religiosa – spiega l’imam -. Solo chi è educato riesce a distinguere i veri valori dell’Islam da ciò che propaganda chi sparge sangue e violenza. Spesso si tratta di ragazzi soli, lontani dalla propria comunità, vittime quasi sempre della Rete. Se Meriem potrà tornare, noi come comunità islamiche saremo vicini alla famiglia. Daremo la nostra disponibilità a rieducare la ragazza»”.


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