Cronaca Italia

Metro Roma, donna trascinata, sindacati difendono macchinista: “No gogna”

Metro Roma, donna trascinata, sindacati difendono macchinista: "No gogna"

Metro Roma, donna trascinata, sindacati difendono macchinista: “No gogna”

ROMA – Metro Roma, donna trascinata, sindacati difendono macchinista: “No gogna”. Violazione della normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro per infortuni causati a terzi. E’ questa la nuova contestazione dei pm della Procura di Roma nei confronti del conducente del convoglio delle metro che mercoledì sera ha trascinato per alcuni metri una donna che era rimasta incastrata nelle porte dell’ultima carrozza. Nel fascicolo a Gianluca Tonelli è contestato anche il reato di lesioni personali.

Non è escluso che entro la fine di questa settimana, assistito dall’avvocato Francesco Compagna, possa essere convocato per un interrogatorio. Agli atti dell’inchiesta, coordinata dall’aggiunto Nunzia D’Elia, sono presenti delle dichiarazioni rese dal conducente della metro nell’immediatezza dell’accaduto e quindi nella veste di persona informata sui fatti. Nei prossimi giorni i magistrati di piazzale Clodio disporranno una consulenza tecnica per capire se quel treno (un convoglio di vecchia generazione), che è ora è stato sequestrato, fosse stato sottoposto a controlli e manutenzione e se fosse a norma in tema di sicurezza dei viaggiatori.

I sindacati: basta gogna su autista.  I sindacati fanno muro e difendono il macchinista della metro che, mercoledì scorso, ha trascinato una donna rimasta incastrata, probabilmente con il manico di una busta, nelle porte del convoglio. “No alla gogna”, dicono compatti, “ha rispettato il protocollo”. Il macchinista, immortalato in un video mentre mangia in cabina, poco prima di ripartire e trascinare la donna, da ieri è indagato dalla Procura di Roma per lesioni.

“Sono devastato”. Il macchinista è stato ascoltato nei giorni scorsi dalla polizia. E ora chiede un po’ di silenzio intorno a lui, “sono devastato”, e si difende: “Ho guardato due volte lo specchietto, non ho visto nulla di strano”. E a queste parole sembra fare eco la sindacalista della Scua Cgil, Claudia Porzi: “Dalle immagini il macchinista rispetta il protocollo per la chiusura delle porte e la partenza del treno dalla stazione. Purtroppo l’immagine di un’utente ferma davanti alle porte è frequentissima per chi lavora in metropolitana. Era impossibile per l’autista distinguere dallo specchietto il manico di una busta dentro una porta. Sembra solo un utente che ha perso il treno”.

E ricorda: “Le porte si riaprono se c’è uno spessore consistente che non è un manico di una borsa”. Duro su quello che definisce “linciaggio mediatico del macchinista” anche il segretario nazionale del Sul, Stefano Bottoni: “Ha rispettato il protocollo. Ha azionato il cicalino, un suono che avverte i passeggeri della chiusura delle porte, e le ha chiuse. In quel frangente, quell’attimo di vuoto, la povera signora ha avuto un ripensamento, ha deciso di uscire ed è rimasta incastrata. Ma l’autista, ripeto, secondo il protocollo, ha ricevuto il segnale che poteva partire e non doveva più controllare lo specchietto retrovisore ma solo il semaforo davanti a sé”.

E poi chiede con forza: “Se i treni fossero dotati di telecamere nella cabina di guida come i bus di 18 metri, forse sarebbe stato tutto diverso. Lo specchietto retrovisore – spiega – sarà 30 centimetri per 10, e la metro è lunga 107 metri. E’ ovvio che le telecamere possono fare la differenza, soprattutto perché il macchinista le avrebbe davanti, sul quadro senza essere costretto a voltarsi”.

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