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Migrante ucciso da carabiniere: rabbia del campo, rischio rivolte

ROSARNO – La tensione nella tendopoli di San Ferdinando è alta, dove un carabiniere ferito da un immigrato ha reagito sparando e uccidendolo. I carabinieri erano arrivati nel campo per sedare una rissa tra due immigrati, ma sono stati aggrediti e feriti. I migranti, dopo la morte del profugo, hanno accerchiato inferociti i carabinieri e dato vita ad una rivolta, tanto che gli agenti sono dovuti intervenire in tenuta antisommossa. Gli immigrati hanno manifestato la loro rabbia e ora si temono rivolte all’interno del campo, che ospita centinaia di profughi.

Carlo Macrì sul Corriere della Sera scrive che la rissa è scoppiata la mattina dell’8 giugno quando Sekine Triore, 26 anni e originario del Mali, ha iniziato a dare in escandescenze e aggredito i compagni con cui divideva la tenda. Il migrante, che aveva problemi psichici, ha preso un coltello e ha iniziato a brandirlo contro di loro. Una pattuglia dei carabinieri è arrivata per sedare la rissa e gli agenti sono stati aggrediti e sono rimasti feriti. I carabinieri hanno chiesto rinforzi e intanto l’appuntato Antonino Catalano, che era stato ferito all’occhio, alla guancia e al braccio, ha esploso un colpo uccidendo l’immigrato:

“Mercoledì mattina, poco dopo le 7 l’africano è andato in escandescenza ed ha iniziato a buttare a terra ogni cosa e inveire contro i suoi compagni con i quali divideva la tendopoli. Poi ha preso un coltello da cucina ed ha iniziato a brandirlo e colpire i suoi compagni. Qualcuno tra loro ha cercato di frenare l’ira del maliano, ma è stato ferito ad una mano. L’extracomunitario ha poi cercato poi di prendere denaro e sigarette dalla borsa dei suoi amici, forse per tentare una fuga. Uno di loro ha chiamato i carabinieri. I due militari intervenuti hanno cercato con ogni mezzo di riportare la calma ma il maliano, ancora con il coltello in mano, sembrava indemoniato. I carabinieri hanno quindi chiesto rinforzi. Alla vista di così tanti carabinieri l’extracomunitario si è scagliato contro due di loro, ferendo al volto un militare. Pronta la reazione del carabiniere che, probabilmente temendo una seconda aggressione e quindi per difendersi, ha estratto la pistola colpendo al torace l’extracomunitario. Il maliano è morto immediatamente.

La rabbia del campo
La reazione dei suoi compagni è stata immediata: gli immigrati hanno accerchiato i carabinieri che hanno dovuto estrarre le pistole per mettere paura ai rivoltosi inferociti per la morte del loro amico. La rivolta è stata sedata solo dopo qualche ora, con l’arrivo di altri carabinieri e poliziotti, accorsi con tenuta antisommossa. Sul posto è arrivato il procuratore di Palmi Ottavio Sferlazza e vertici dell’Arma. Decine gli immigrati portati in caserma per essere interrogati. Nella tendopoli di San Ferdinando c’è tensione. Si teme che con il passare delle ore possa nuovamente scoppiare una nuova rivolta. Le condizioni di vita in questo campo sono al limite della decenza. Immondizia ovunque. L’acqua scarseggia. La vita sociale tra è sempre più difficile anche perché il lavoro scarseggia e tra gli immigrati c’è una vera e propria lotta per accaparrarsi il lavoro nei campi che, comunque, non può essere garantito a tutti”.

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  • In this po taken on Monday, Feb. 1, 2016, people stand by the tent city of San Ferdinando, Southern Italy, where about 1,200 migrants and refugees live without access to basic services. Thousands of migrants, many from Africa, who harvest oranges in the southern Italian region of Calabria during the fruit-picking season, live on meager wages and in squalid conditions, some in abandoned farmhouses or derelict factories, often with no running water or electricity. (ANSA/AP Po/Annalisa Camilli)
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