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Migranti, Alfano a caccia di 10mila posti per i nuovi arrivi

ROMA – L’ultimo bilancio parla di un numero di migranti annegati compreso tra i 20 e i 30. E di poco meno di 100 salvati, che si vanno ad aggiungere ai 564 di mercoledì scorso. Numeri purtroppo in aggiornamento ogni giorno. Numeri di una tragedia senza fine, quella dei migranti che attraversano il Mediterraneo. Ma poi ci sono altri numeri: quelli dei migranti che invece ce l’hanno fatta, che sono riusciti a sbarcare da noi. E che ora vanno accolti e aiutati. Per questo il Ministero dell’Interno è a caccia di altri 10mila posti. Servono strutture per accoglierli.

Così su Il Messaggero Valentina Erranti:

Partirà probabilmente oggi la nuova circolare del Viminale per trovare posto agli ultimi arrivati. Sono in diecimila e dovranno essere distribuiti nei centri di accoglienza. Le strutture sono già in difficoltà. La sollecitazione sarà, come al solito, rivolta ai prefetti che dovranno trovare una collocazione. A preoccupare è la prospettiva della bella stagione, che annuncia sbarchi massicci. Un dato continua a consolare: non c’è un allarme per una nuova rotta nata dopo la chiusura di quella balcanica. La maggior parte dei migranti soccorsi arriva dalla zona subsahariana.
Attualmente in testa alle regioni, per accoglienza, c’è la Lombardia che, con 14.371 migranti nelle strutture temporanee, 1069 ospiti negli Sprar, conta 15.440 migranti e si colloca al 13 per cento. A seguire subito la Sicilia che ha 4.489 persone nelle strutture temporanee, 1516 negli spot e centri di prima accoglienza e 4.033 ospiti negli Sprar.

Il ministro dell’Interno Angelino Alfano mostra comunque ottimismo: «L’Italia non è al collasso; il nostro sistema di accoglienza dei migranti sta reggendo. Siamo sotto nei numeri rispetto ad altri paesi europei e anche in proporzione al numero di abitanti. Non vuol dire che sia una passeggiata». Ma dare la misura dell’emergenza sono le cifre: «Facciamo come il portiere di una squadra di calcio: pariamo». «Le nostre navi si spostano provano a salvare vite, mentre sono impegnate su un altro fronte può avvenire un disastro – ha proseguito -. È come se arrivassero troppe palle al portiere e qualche goal si subisce. Non lo subiamo noi, ma l’Europa e tutto quel mondo che non è in grado di realizzare un accordo serio con i Paesi dell’Africa per impedire le partenze e organizzare lì un sistema di aiuti che sia in grado di rispondere alle esigenze». «Il nostro Migration compact – spiega – serve a questo: a lavorare in Africa per dire ai paesi africani: vi aiutiamo, ma voi aiutateci a impedire le partenze di chi non scappa da guerre e persecuzioni, perché quelli comunque vanno assistiti e accolti, ma a impedire le partenze di coloro che vanno via per trovare un futuro migliore che magari non troverebbero. E allora assistiamoli in Africa»

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