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Migranti, arrivi boom. Ma solo 1 su 20 ottiene asilo

ROMA – Aumentano gli sbarchi di migranti sulle coste italiane: sono 13mila sono negli ultimi giorni, che si vanno ad aggiungere agli altri 145mila già ospitati nelle strutture del territorio nazionale. Solo uno su venti, però, ottiene asilo politico, e quindi lo status di rifugiato. Il 13 per cento riceve il permesso di soggiorno per protezione sussidiaria, che dura 5 anni e viene rilasciato a chi rischia di subire un danno grave nel caso di rientro nel proprio Paese, e il 19 per cento ottiene la protezione per motivi umanitari, che consente il soggiorno in Italia per 24 mesi, prorogabili, spiega Gabriele Martini su La Stampa. 

Negli ultimi anni, visto l’aumento degli sbarchi, il Viminale ha imposto una stretta sulla concessione di status di rifugiato. Così sono aumentate le domande respinte: il 22 per cento nel 2012, il 39 per cento nel 2013 e nel 2014, il 59 per cento nel 2015, il 63% nei primi otto mesi del 2016.

Nel 2012 tre richiedenti asilo su quattro ottenevano il permesso di rimanere in Italia. Ma ultimamente questa concessione è stata fatta a sempre meno profughi: il 61 per cento nel 2013 e nel 2014, 41 per cento nel 2015, il 37 per cento nel 2016.

Sono invece aumentate le richieste di asilo, fatte soprattutto da nigeriani (11mila domande), pachistani (7.100), gambiani (6mila), maliani (4.700), senegalesi (4.300), bengalesi (4.100) e afgani (2.500): in tutto 70mila da inizio anno. Nel 2012 furono 17mila, 26mila nel 2013, 63mila nel 2014, 83mila nel 2015. E quest’anno, se continua così, supereranno le 100mila, spiega La Stampa. Molte ma comunque meno degli altri Paesi europei, come il milione di domande arrivate alla Germania nel 2015.

In ogni caso, la maggioranza di coloro che presenta la domanda di asilo se la vede respinta: dei 58mila che l’hanno presentata in questi otto mesi del 2016 oltre 34mila se la sono vista respingere e hanno ricevuto il foglio di via. Resta loro la possibilità di fare ricorso presso un tribunale ordinario, poi in corte d’appello ed eventualmente in Cassazione.

 


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