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Migranti, protesta a Pistoia: “Pasti anti-Ramadan, serviti durante il giorno”

PISTOIA – Pasti serviti durante il giorno, quindi quando chi fa il Ramadan non può mangiare: per questo motivo un gruppo di migranti musulmani si è radunato in un sit-in di protesta davanti alla prefettura di Pistoia venerdì 8 luglio.

I migranti, in tutto una trentina, stanno digiunando da tre giorni perché l’orario in cui vengono serviti i pasti all’el che li ospita a Sammommè, sulle colline pistoiesi, vengono serviti quando c’è ancora luce.

La loro religione, infatti, nel mese del Ramadan chiede il digiuno dall’alba al tramonto, mentre i pasti possono essere consumati dopo il calar del sole, ma le cucine dell’el a quell’ora sono chiuse. I manifestanti hanno chiesto di potersi preparare i pasti da soli, usufruendo delle cucine, ma questo, è stato spiegato, non è possibile perché richiederebbe per tutti la certificazione Haccp, il protocollo per la lavorazione e la confezione di alimenti.

I migranti, tutti uomini provenienti da Pakistan, Somalia e Gambia, si sono seduti in piazza Duomo, presente anche il vicario, Paola Cassoni, alcuni agenti di polizia (per ragioni di pubblica sicurezza) e due ragazzi della cooperativa che si occupa di loro, racconta Alessandra Tuci sul Tirreno.

 

“Abbiamo chiesto di cucinare ma ci hanno detto di no” spiegano alcuni dei migranti. Molti sono in Italia da un anno, arrivati a bordo di un barcone. “Loro vogliono aiutare in cucina, ma il problema è che ci vuole personale qualificato e con l’Hccp, per questo non possono cucinare da soli, ha spiegato Marco Rimediotti, uno degli operatori, possono nascere problemi di questo tipo e noi cerchiamo di rispettare le esigenze alimentari di tutti”.

Dopo circa un’ora e mezzo i migranti hanno lasciato il sit in e sono tornati a Sammommè.

“È una vicenda un po’ singolare: i ragazzi hanno mangiato tranquillamente la sera per tutto il periodo del Ramadam – il commento di Moreno Sepiacci, presidente cooperativa Coeso – metà di loro fa il Ramadan, l’altra metà no e ci sono menù appositi per ogni esigenza e nazionalità. Molti di loro dunque mangiano la sera, altri il giorno. Non capisco bene cosa sia successo, soprattutto mi sembra strano che questi ragazzi scesi in piazza per protestare non abbiano parlato con i nostri operatori. Da oggi  stiamo già facendo colloqui con ognuno di loro per capire le problematiche. Molti sono qui da solo pochi giorni, tanti hanno perso familiari durante la traversata, altri sono sotto choc”.

 


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