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Migranti sos Puglia 140mila in arrivo. Vertice da Mattarella

ROMA – Da 100mila a 140mila i migranti che potrebbero inondare le coste della Puglia nei prossimi mesi. Si profila una emergenza che forse in Italia non siamo in grado di  gestire. Certo la prospettiva genera allarme al punto che nel corso di un vertice di routine tenuto al Quirinale fra il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e i responsabili dell’ordine pubblico.

Forse 150mila, come dice il governatore Michele Emiliano in tv. Di certo la chiusura dei Balcani al flusso dei profughi avrà ripercussioni significative anche sul nostro Paese. E serpeggia un dubbio: i centri di accoglienza e in generale la macchina organizzativa del settore sarà in grado di affrontare quest’ondata? Anche tra le istituzioni i dubbi sono tanti. Il problema è che al momento c’è un “buco albanese“. L’accordo europeo applicato nei Balcani prevede che passa solo chi ha i documenti in regola e chiede l’ingresso in Europa: da là dovrebbe partire lo scambio, con l’Europa che rimanda in Turchia gli illegali. Per ogni illegale che la Turchia si riprende, ce ne manderebbe uno legale. A quel punto rimarrebbe solo una frontiera aperta per gli illegali: la costa albanese (a pochi chilometri dalla Puglia). Ma se con l’Albania si applicasse lo stesso criterio della Turchia (con tanto di soldi europei), il rischio degli illegali in Puglia potrebbe sgonfiarsi.

Questo ha detto Emiliano da Lilli Gruber a Otto e Mezzo, su La7: “Probabile che in Puglia ci sia un grande arrivo di migranti: 150 mila persone rischiano di arrivare insieme questa estate. Siamo in attesa di ricevere indicazioni dal Governo”.

Ugo Magri su La Stampa spiega che: Tra i tecnici governativi c’è chi ipotizza addirittura 120-140 mila possibili arrivi dalla Grecia (per raffronto, in Italia nel 2015 sono entrati 80 mila migranti secondo le stime ufficiali). Si tratterebbe a quel punto di accogliere i profughi e di rispedire indietro chi non avrà titolo per l’asilo. Ma le procedure di rimpatrio sono lunghe e costose, l’Europa non dà assistenza, e soprattutto il quadro giuridico di riferimento europeo è parecchio opaco circa lo status di rifugiato, specie per chi arriva da Paesi lambiti dai conflitti.

La Bossi-Fini tra l’altro non aiuta perché un conto è gestire un rivolo di clandestini, altra cosa sarebbe affrontarne una marea. Tutta quella gente dalla qualifica incerta (esuli? rifugiati? migranti per motivi economici?) non potrà venire rinchiusa nei centri di accoglienza oppure nei Cie. Creare immensi campi tendati con i cavalli di frisia intorno sarebbe non solo inumano, ma cozzerebbe contro il buon senso. Non sembra affatto che il governo intenda infilarsi in quel vicolo cieco. E se qualcuno in Europa lo pensa, nel vertice Ue dovrà prendere atto della realtà.

Ma il problema non riguarda solo l’Italia: con la chiusura della porta dei Balcani occidentali al flusso dei migranti, si accentuano i timori tra i Paesi europei per l’attivazione di nuove rotte. Dopo Slovenia e Serbia, anche Macedonia e Croazia hanno varato un nuovo giro di vite ai propri confini, in una reazione a catena, di fronte alla quale l’Ungheria ha dichiarato “lo stato d’emergenza” per il pericolo di “migrazioni di massa” e deciso il rafforzamento delle frontiere con l’invio di 1500 militari. Nei paesi balcanici ci sono almeno 10.000 migranti, entrati illegalmente avverte il ministro dell’Interno magiaro Sandor Pinter. “Non sappiamo che tipo di reazione potranno avere. Non sappiamo in quale direzione inizieranno a muoversi. Per questo, se necessario, dobbiamo essere pronti a difendere le nostre frontiere in modo efficace”, avverte.

Un aereo di Frontex monitora il tratto di mare tra Albania e Italia, spiegano fonti Ue all’Ansa. Ma anche se la vigilanza è alta, per il momento non si osservano movimenti particolari sulla rotta adriatica. I trafficanti di esseri umani però si stanno organizzando, e già offrono viaggi attraverso Bulgaria e Romania. Budapest è pronta a costruire un ‘muro’ di filo spinato anche lungo il confine romeno, se necessario. Persino Estonia, Lettonia e Lituania stanno pensando di blindare i confini con una barriera, nella preoccupazione che numeri consistenti possano muoversi sulla cosiddetta rotta artica, attraverso la Russia.

Renatas Pozela, comandante delle guardie di frontiera lituane spiega: “Fino allo scorso anno, né la Norvegia, né la Finlandia hanno mai avuto problemi di immigrazione sulla frontiera russa, poi i flussi su quel confine sono saliti in una sola settimana, come per magia”. In Grecia continua invece l’emergenza: sono 40mila i migranti nella penisola ellenica. La situazione è particolarmente grave nel nord del Paese, con circa 20mila persone, per lo più famiglie, in attesa vicino al confine macedone, dove le condizioni sono insostenibili. Centinaia di profughi del centro di Idomeni hanno messo in atto una protesta contro la decisione di chiudere la rotta dei Balcani, che il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk ha sottolineato “è stata presa a 28″.

L’Unione Europea pensa che queste persone dovranno essere suddivise. Chi ha diritto alla protezione internazionale (potrà chiedere l’asilo per restare in Grecia o essere ricollocato), gli altri saranno rinviati nel Paese di provenienza (la Grecia si è accordata con la Turchia per poterlo fare) o in quello di origine. In tutto questo il ministro dell’interno croato Vlaho Orepic ha annunciato che sono già iniziate le procedure per rinviare in Grecia i 408 migranti che si trovano nel centro di accoglienza di Slavonski Brod. Del quadro complessivo parleranno domani i ministri dell’Interno dell’Ue, impegnati anche a discutere di terrorismo e a trovare un accordo sull’agenzia delle Guardie di frontiera europee ad aprile, con l’obiettivo di chiudere il negoziato con l’Europarlamento entro giugno. Intanto al Coreper, gli ambasciatori dei 28 hanno iniziato a negoziare sull’accordo con la Turchia, ma le trattative – spiegano fonti europee – andranno avanti fino all’ultimo minuto prima del vertice dei leader del 17 e 18 marzo, dove sul tavolo planerà anche la comunicazione della Commissione Ue sulla revisione di Dublino (sarà presentata il 16 marzo), con cui si proporranno quattro scenari possibili per avviare il dibattito. Per dare una cifra di quanto sia complicata la discussione sull’accordo con Ankara, fonti diplomatiche spiegano che i tre miliardi aggiuntivi richiesti al momento appaiono lo scoglio minore.