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Migranti Ventimiglia sindaco Pd autosospeso per protesta

VENTIMIGLIA (IMPERIA) – Il sindaco di Ventimiglia, Enrico Ioculano, 30 anni, iscritto al Pd da quando ne aveva 15, e tutti gli 11 consiglieri che costituiscono la sua maggioranza monocolore hanno annunciato che si sono autosospesi dal Partito democratico per protesta verso il modo come il Governo e in particolare il ministro dell’Interno Angelino Alfano, hanno abbandonato Ventimiglia nella crisi dei migranti. Li hanno seguiti tutti i componenti del direttivo cittadino del Partito.
Enrico Ioculano ha spiegato il perché a Patrizia Mazzarello, del Secolo XIX:

“Negli ultimi mesi abbiamo sollecitato invano provvedimenti e chiesto un piano condiviso per far fronte alla situazione. La risposta è arrivata solo con la visita del ministro dell’Interno Angelino Alfano. Ma qualcosa è andato storto…”.

Enrico Ioculano ha emesso un’ordinanza urgente per motivi di igiene, sanità, incolumità pubblica e sicurezza urbana con cui impone lo sgombero degli “accampamenti non autorizzati” in cui vivono i migranti. I profughi, un centinaio, da due settimane si sono radunati lungo il fiume Roja con l’aiuto dei “No border”.

A sostegno della decisione sua e dei suoi compagni di partito Ioculano ha mostrato alla giornalista l’accampamento dei clandestini bloccati ai confine con la Francia, che cresce di giorno in giorno, in condizioni igieniche gravi, senza servizi, denunciate da un rapporto della Asl. Il capogruppo del Pd Diego Ferrari ha aggiunto:

“Si tratta di una protesta nei confronti delle istituzioni, e nei confronti del Pd che proprio nelle istituzioni svolge un ruolo determinante”

Il più anziano dei consiglieri comunali di Ventimiglia, Franco Paganelli, che si iscrisse al Pci nel 1965 ha detto:

“A Ventimiglia ho vissuto sia l’esodo dei Curdi, sia la fuga dei tunisini. Ma erano cose diverse. Si sapeva che erano emergenze temporanee. Ora siamo di fronte ad una situazione di cui non si vede la fine. E, sia lo Stato, sia la Regione, non possono scaricare tutto sui sindaci”.

Patrizia Mazzarello spiega come e perché la situazione sia degenerata fino a questo punto.

“I primi a definirla “imbuto d’Italia”, alla vigilia dell’entrata in vigore del trattato, furono alcuni volontari della Caritas che si prendevano cura di coloro che all’epoca venivano volgarmente definiti “clandestini”.

Da un anno a questa parte, con il ripristino a tutti gli effetti dei controlli di frontiera, in deroga a Schengen, Ventimiglia, che già ai tempi del trattato fu definita dai volontari della Caritas “imbuto d’Italia”, è diventata un buco nero nel quale è facilissimo entrare, ma impossibile uscire: chiusa tra gli arrivi di massa di migranti del sud Italia e i respingimenti della Francia.

La situazione ora è diventata esplosiva. L’accampamento che il sindaco si appresta a sgombrare occupa attualmente oltre 200 i profughi, con l’aiuto del presidio “No borders”.  L’accampamento si trova alle porte del centro cittadino, sulle rive del fiume Roia, sotto le finestre dei palazzi popolari dove vivono operai e lavoratori frontalieri”.