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Milano, bimba caduta nel Naviglio: 40 min senza respirare. E’ salva

MILANO – Il cuore fermo, i polmoni pieni d’acqua, 40 minuti senza respirare. La vita della piccola Marta, sette mesi appena, era spacciata. Nelle sue condizioni quasi nessun bambino ha possibilità di salvarsi, eppure la sua voglia di vivere era talmente forte che Marta ora è quasi salva.

Il dramma risale allo scorso 23 agosto, quando mamma e figlia stavano facendo una passeggiata in bici sul Naviglio Grande a Bernate Ticino (Milano). All’improvviso, un moscerino nell’occhio, la madre perde l’equilibrio e cade in acqua. La piccola Marta era nel seggiolino, viene trascinata a fondo con la bici. Otto minuti trascorsi sott’acqua. Provvidenziale fu l’intervento di un medico anestesista Stefano D’Amico che avendo assistito alla scena si tuffò immediatamente per soccorrerle. Riportò in superficie la bimba e cominciarono i 40 interminabili minuti di rianimazione. Massaggio cardiaco e respirazione bocca a bocca. Lo stesso faranno i paramedici dopo di lui.

Di solito la soglia oltre la quale è inutile continuare non va oltre i 30 minuti. Il 90% dei bambini, nella medesima situazione, non ce la fa, un altro 10% sopravvive con danni cerebrali molto estesi. Ma per la piccola Marta non si sono voluti arrendere, troppo giovane quella vita per non tentare il tutto per tutto e strapparla alla morte.

Poi la corsa in ospedale e le analisi che attestano le sue condizioni disperatissime. La piccola Marta lotta per 20 giorni tra la vita e la morte ma oggi, i medici sono pronti a firmare le dimissioni, attese in settimana.

La strada è ancora lunga, con mesi di riabilitazione: non si conosce l’entità dei danni cerebrali ma ora Marta è nella sua culla con gli occhioni spalancati e senza più tubi infilati in gola.

Il professor Edoardo Calderini, alla guida della Terapia intensiva pediatrica della clinica De Marchi (Policlinico), spiega al Corriere della Sera:

«Le indagini radiologiche eseguite sul cervello non mostrano quelle immagini tremende che noi medici all’inizio ci immaginavamo — spiega Calderini — Sorprendentemente adesso abbiamo la speranza che Marta possa riprendersi, anche se è difficile dire fino a dove potrà arrivare».

Il cuore fermo, i polmoni pieni d’acqua, gli esami del fegato e dei reni tutti sballati sono un ricordo. Le sue prime ore in ospedale possono essere ripercorse con sollievo: il corpo che viene riscaldato piano piano nella consapevolezza che l’ipotermia serve a proteggere i centri nervosi, la temperatura poi che con l’aiuto di una macchina viene mantenuta costantemente sotto i 36 gradi, il coma farmacologico per permettere al cervello di riposarsi.

«Oltre ai possibili danni neurologici, in casi simili bisogna fronteggiare i problemi respiratori — osserva Calderini — L’inalazione ingente di acqua contaminata da germi di tutti i tipi provoca infezioni che richiedono supporti ventilatori artificiali per molti giorni. Bisogna ricorrere a terapie antibiotiche con l’associazione di più farmaci e prepararsi a possibili gravi crisi respiratorie. Gli interventi dei medici sono, poi, mirati a riequilibrare il funzionamento del fegato e dei reni. Va garantita anche l’alimentazione artificiale»