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Milano: gang latinos in guerra, ora pandillas si sparano anche. Serve l’esercito

MILANO – I latinos si sparano per strada a Milano, non sono più “solo” coltelli e lame affini, e il sindaco Sala chiede addirittura l’esercito. La Milano violenta delle gang sudamericane torna prepotentemente alla ribalta dopo l’ultimo episodio di cronaca.

I due interventi d’urgenza non gli hanno salvato la vita. E’ morto Antonio Rafael Ramirez, il dominicano di 37 anni che sabato sera è stato accoltellato e ferito a colpi di pistola in piazzale Loreto, a Milano. I medici dell’ospedale San Raffaele gli avevano asportato parte del colon e un rene ma le lesioni erano troppo gravi. Il fascicolo cambierà il titolo di reato in omicidio ma a parte questo non ci saranno differenze di metodo nelle indagini della Squadra mobile. Ramirez non aveva precedenti e non risulta affiliato a nessuna banda ma non è escluso che i due aggressori – descritti da tutti come sudamericani – non facciano parte di una gang.

“Fino a questo momento non è emerso un collegamento certo con le pandillas. Ciò non significa che non possa saltar fuori in un’altra fase”, ha commentato in mattinata il capo della Mobile milanese Lorenzo Bucossi, gettando un po’ di acqua sul fuoco dell’allarme gang latine. Eppure il fenomeno è cresciuto lentamente ma con costanza a Milano, negli ultimi anni gli episodi violenti sono aumentati per numero e gravità.

Uno dei più eclatanti è quello avvenuto l’11 giugno 2015 nella stazione di Villapizzone, periferia nord-ovest, dove alcuni membri della Ms13 aggredirono con un machete due capitreno, staccando quasi di netto il braccio a uno di loro. Lo scorso febbraio il gup Alfonsa Ferraro ha condannato in rito abbreviato per tentato omicidio e lesioni gravissime il 20enne ecuadoriano Jackson Lopez “Peligro” Trivino (16 anni di carcere), il 20enne salvadoregno José Ernesto Rosa Martinez (14 anni) e il 35enne salvadoregno Andres Lopez “Pajaro Loko” Barraza (11 anni e 4 mesi). Assolti altri tre imputati.

Appartenevano tutti alla Ms13, la stessa gang protagonista dell’aggressione avvenuta il 3 luglio scorso sul tram 15 in via Castelbarco, in zona Bocconi. La vittima, morta dopo 11 giorni di agonia in ospedale, è Albert Dreni, un 18enne albanese completamente estraneo alle dinamiche delle gang. Si è trovato al posto sbagliato al momento sbagliato e, soprattutto, ha tentato di aiutare un amico sudamericano preso di mira da un gruppo di pandilleros ubriachi che poco prima avevano quasi sgozzato un altro salvadoregno di 22 anni in piazza Sraffa, davanti a una discoteca di sudamericani. Il 22enne era stato accusato di essere affiliato alla gang rivale, cosa rivelatasi falsa. Per la morte di Dreni è stato arrestato il 21enne salvadoregno Arturo Mauricio Sanchez Soriano, detto “Peludo”, per il tentato omicidio il connazionale 20enne Antonio Omar Velasquez detto “Chukino”.

Decine di catture degli investigatori della Mobile hanno destrutturato di fatto la maggior parte dei gruppi che in Lombardia tentano di imitare i modelli dei Paesi d’origine. Paolo Lisi, a capo della sezione che si occupa di criminalità straniera, è ormai un grande esperto delle dinamiche dei latinos. E’ della sua squadra, infatti, l’operazione “Barrio 18″ che nel settembre 2015 ha portato all’arresto di 15 membri accusati di associazione per delinquere, tentato omicidio, rapina aggravata, spaccio di droga, ricettazione, lesioni personali aggravate e detenzione e porto di armi da sparo e da taglio per reati commessi a Milano tra gennaio e ottobre 2014. Un’indagine avviata dopo una denuncia presentata il 5 dicembre 2013 da una salvadoregna violentata da un pandillero e che ha consentito di svelare i meccanismi di affiliazione alla gang: dal subire un pestaggio senza reagire al tatuarsi i simboli del gruppo, fino a commettere aggressioni gratuite per dimostrare il proprio valore.