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Milano-Lecco, crolla cavalcavia. Cantoniere Tindaro Sauta: “Quella strada andava chiusa” FOTO

MILANO -“Io non sono un tecnico, ma credo che da parte della Provincia ci sia stata una grande leggerezza, io ho fatto quello che potevo, sono padre di 4 figli…”: è disperato Tindaro Sauta, capocantoniere Anas, che venerdì, come continua a ripetere, ha tentato di tutto per evitare il disastro. Ore dopo è ancora nei pressi del cavalcavia sopra la statale 36 Milano-Lecco crollato al passaggio di un Tir che, rovesciandosi sulla strada, ha schiacciato due vetture. Bilancio: un morto e diversi feriti.

“Non me ne vado di qui finché non sono sicuro che lì sotto non c’è nessun altro, ha detto all’Ansa. Se avessi potuto lo avrei sollevato con le mie mani quel ponte, sono felice che almeno ho contribuito ad salvare una ragazzina”. E’ la dodicenne che si trovava con i genitori nell’auto che stava passando sul cavalcavia.

“Alle 13,30 alla nostra sala operativa di Milano ci hanno chiamato dicendoci che c’erano dei calcinacci sulla statale 36, e io sono arrivato in meno di 10 minuti e ho visto i calcinacci in una delle corsie della carreggiata che va verso Lecco. Poi ho notato a 250 metri una pattuglia della polstrada e l’ho fermata e contemporaneamente ho avvisato il mio ufficio. Ho detto ai poliziotti che bisognava chiudere almeno una corsia e che occorreva avvisare la provincia, cosa che loro hanno fatto immediatamente. Quindi, ha proseguito Sauta nel suo racconto all’Ansa, con quei pochi mezzi che ho a disposizione, i coni, qualche striscia bianca e rossa, ho chiuso la corsia al traffico”.

Intanto arrivano altri funzionari Anas che confermano la necessità di chiudere ed comincia il rimbalzo con la provincia: l’Anas è infatti competente sulla statale, la Provincia sulla provinciale su cui si trova il cavalcavia. Sono le 17:20. Imbocca il cavalcavia il Tir e c’è il crollo. “Io ero lì – dice Tindaro – ero ancora lì a deviare il traffico quando ho visto quel disastro, è stato terribile, sono corso subito, ma ho capito che per quel poveretto nell’auto schiacciata dal Tir non c’era più nulla da fare”. “Io non sono un tecnico – continua – ma credo che da parte della Provincia ci sia stata una grande leggerezza, io ho fatto quello che potevo, sono padre di 4 figli…”.

(Foto Ansa)

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