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Milano, per 12 anni paga la figlia 3 euro ogni volta che…

MILANO – Milano, per dodici anni ha abusato della figlia, e quando lei ha iniziato a capire che qualcosa non andava lui l’ha convinta che era normale nelle famiglie disagiate come la loro, e ha iniziata a pagarla tre euro a prestazione. Adesso l’uomo, un tassista di 56 anni, è stato arrestato.

Quando gli agenti si sono presentati nell’appartamento fatiscente in zona Porta Genova, l’uomo è apparso incredulo: pensava di cavarsela con una denuncia. Una denuncia per dodici anni di violenze sessuali che hanno distrutto psicologicamente e fisicamente la figlia, che adesso, a 20 anni, si ritrova con problemi di natura cognitiva e psichica.

Le violenze da parte del padre erano iniziate quando aveva otto anni, dopo che la madre se ne era andata di casa, abbandonando lei ed il fratello migliore, per andare a stare in un centro di cura psichiatrica,

Eppure la ragazza dice di non provare odio per il padre. “Questo vi dà l’idea del livello di manipolazione che l’uomo è riuscito a ottenere sulla figlia, ha sottolineato il dirigente del commissariato Porta Genova, Ottavio Aragona. Questo è uno di quei casi di cui nessun agente vorrebbe occuparsi nella propria carriera”.

 

A convincere la ragazza a denunciare quanto le stava accadendo sono stati gli amici, gli insegnanti e soprattutto la preside della scuola, con cui la giovane si era confidata nel giugno del 2005.

L’uomo è descritto come una persona borderline con pochissime relazioni e che da molti anni lavora come tassista di notte.

“La moglie ha abbandonato la casa quando la figlia aveva 7 anni e da allora è in un centro di cura psichiatrica. Da quel momento l’uomo ha sostituito la sua figura con la ragazzina, manipolandola al punto da farle credere che questo comportamento era normale nelle famiglie disagiate. Le diceva che aveva difficoltà a relazionarsi con altre donne e che non aveva abbastanza soldi per pagare una . Dai 14 anni, inoltre, ha iniziato a pagare la figlia 3 euro per ogni prestazione ”.

Tutto ciò ha lasciato segni indelebili nel corpo ma soprattutto nella mente della vittima, di cui il padre controllava totalmente la vita: le impediva di trovare un lavoro e quando ha capito che lei stava raccontando quanto accadeva in casa, le ha bloccato il cellulare minacciandola di fare del male alle persone con cui si stava confidando.

“La paura di ritorsioni sugli amici ha fatto scattare la rivalsa della ragazza – spiega il poliziotto -. Il padre ha tentato in ogni modo di farle ritirare la denuncia e l’ha denunciata a sua volta dicendo che era una pessima figlia disinteressata alle faccende domestiche”.

In casa c’era un fratello più piccolo (ora maggiorenne) che non avrebbe mai subito le attenzioni del padre e che non ha mai reagito in difesa della sorella, di recente trasferita in una comunità protetta. Per anni, da quando la madre dei due è andata via, sono stati seguiti dagli assistenti sociali che hanno segnalato al tribunale dei minori il disagio emotivo, le pessime condizioni igieniche dell’appartamento e la personalità al limite del padre. Ma mai c’era stato il sospetto di violenze sessuali.