Cronaca Italia

Milano, Università Statale sospende test di ingresso dopo sentenza Tar. Tutti iscritti con riserva

Milano, Università Statale sospende test di ingresso dopo sentenza Tar. Ma farà ricorso

Milano, Università Statale sospende test di ingresso dopo sentenza Tar. Ma farà ricorso

MILANO – Sospesi i test d’ingresso per i corsi di laurea umanistici e ricorso al Consiglio di Stato con un provvedimento di urgenza. Così l’Università Statale di Milano ha reagito all’ordinanza del Tar del Lazio, che ha accolto il ricorso presentato dall’Udu, Unione degli Universitari, contro la decisione presa lo scorso maggio di introdurre il test di ingresso anche per i corsi di laurea umanistici.

L’ateneo ha comunicato in una nota la sospensione dei test di ammissione in programma nei prossimi giorni ai corsi di laurea di Filosofia, Lettere, Lingue, Beni culturali, Scienze umane dell’ambiente, territorio e paesaggio e Storia, “in ottemperanza al provvedimento cautelare” del tribunale amministrativo. Ma il rettore, Gianluca Vago, ha già annunciato battaglia: l’ateneo infatti “ricorrerà al Consiglio di Stato con un provvedimento di urgenza perché venga sospesa l’ordinanza del Tar. Siamo convinti della ragionevolezza della nostra decisione e ricorreremo anche contro il giudizio di merito del Tar dopo l’udienza che si terrà nel 2018”.

In attesa della decisione del Consiglio di Stato gli studenti saranno tutti iscritti alle facoltà con riserva. Se il Consiglio di Stato dovesse pronunciarsi contro il numero chiuso “riapriremo le iscrizioni” ha chiarito il rettore.

L’ordinanza del Tar secondo Vago “apre un problema di rilevanza nazionale perché molti atenei, come ad esempio Trento e Pisa, hanno già introdotto il numero programmato in corsi di laurea di facoltà umanistiche. Se anche il Consiglio di Stato dovesse considerare legittimo il ricorso ci troveremmo con degli atenei che avrebbero introdotto il numero chiuso illegittimamente”.

Inoltre secondo Vago c’è una discrepanza nel quadro legislativo con la legge 264, che pone un criterio quantitativo e “dice che ci sono dei corsi di laurea dove non si può mettere il numero programmato”, mentre il decreto ministeriale 240 sull’accreditamento dei corsi “stabilisce che i corsi possono partire se c’è il numero di docenti proporzionale al numero di studenti che sono iscritti”. “É come se fossimo commissariati – ha aggiunto – da una parte la sentenza mi dice di prendere tutti gli studenti che fanno richiesta e dall’altra dovrei assumere dei docenti per far partire il corso secondo quello che prevede  il ministero”.

Il rettore ha difeso la scelta del numero chiuso fatta per “garantire una qualità dell’insegnamento“, in particolare nelle facoltà umanistiche in cui nel primo anno di iscrizione c’è un tasso di abbandono del 30% e la metà degli iscritti dopo dieci anni non è arrivato alla laurea.

Non si è fatta attendere la replica del sindacato degli studenti: “Invitiamo il rettore a non presentare il ricorso, non si gioca sulla pelle degli studenti. Riconosca la nostra vittoria e apra immediatamente le facoltà per le iscrizioni”. Gli studenti chiedono al ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, di aprire un tavolo tecnico “per superare la legge 264 e ripristinare una università pubblica e accessibile a tutti”. L’Udu è pronta a portare la battaglia in altre città: “L’università non può essere elitaria e di censo deve essere pubblica e accessibile a tutti”.

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