Cronaca Italia

Mirco Sacher ucciso a Udine, le due ragazzine riabilitate: “Vittime di violenza”

Mirco Sacher ucciso a Udine, le due ragazzine riabilitate: "Vittime di violenza"

Mirco Sacher ucciso a Udine, le due ragazzine riabilitate: “Vittime di violenza”

TRIESTE – Assassine e insieme vittime. Le due adolescenti di Udine che nell’aprile 2013 uccisero il pensionato Mirco Sacher saranno messe alla prova, con la sospensione del processo. Secondo le perizie del Tribunale dei minorenni di Trieste, le due giovani sono state vittime di ripetute violenze da parte dell’uomo: rapporti che Sacher ricompensava con piccole somme di denaro, spinelli e ricariche telefoniche, ma che le due vivevano con costrizione e sofferenza.

Dopo la decisione del Tribunale dei minorenni dello scorso 3 luglio, inizierà il prossimo 28 ottobre il percorso di messa alla prova, che può durare fino a tre anni. L’istituto giuridico prevede che al minore sia sospeso il processo e, al termine del periodo, sia considerato il comportamento. Il giudice valuterà l’effettiva maturità delle ragazze, e, in caso positivo, potrà dichiarare estinto il reato. Le perizie hanno analizzato la psiche delle minori, evidenziando la loro “immaturità assoluta” e descrivendo l’incoerenza rispetto a una mente matura che possa pensare di commettere un reato. Il perito ha avuto accesso al fascicolo, in cui sono descritti i rapporti di conoscenza tra Sacher e le due. L’uomo le invitava spesso a casa, offriva loro piccole somme di denaro per comprare cannabis e ricariche telefoniche, spogliandole dei pantaloni e toccandole, in modo insistente, tanto da instaurare una costrizione.

“Ci dava 5-7-10 euro -spiegano le due ai magistrati secondo quello che riporta La Stampa – a volte ci facevamo dare i soldi e poi andavamo via. Altre volte, restavamo a casa sua. Quando le canne ci facevano effetto, lui ci provava. Ci portava in camera e ci spogliava solo nei pantaloni, tutte e due insieme…”. Avanti così per un anno. “Le ultime volte Mirco comprava delle bottiglie di vino. Beveva, ci dava i soldi per le canne e per le ricariche. Ci diceva di non dire niente, altrimenti succedeva qualcosa di brutto”.

“Non è tanto per i soldi, è più per costrizione. Quando eri di persona era difficile dire no. Lui continuava ad insistere. Provavo vergogna. Non l’ho detto a nessuno perché mi sentivo in colpa. Mirco era odio, timore e ribrezzo”. L’altra ragazza dice: “Fra noi non ne parlavamo mai seriamente. Tipo: “Dobbiamo finirla qui. È un deficiente…””. E ancora: “Se lo faceva X dovevo farlo anche io. A casa non ho detto nulla. Sono così brava a raccontare bugie che ormai mi vengono bene…”.

 

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