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Mirko Ricci non ha rapito un bambino, deve essere fatto uscire dal carcere

ROMA – Il pugile Mirco Ricci non ha rapito un bambino e deve essere fatto uscire dal carcere, dove è detenuto da aprile 2016, per effetto di un drammatico colpo di scena: ha ritrattato le accuse il bambino che aveva accuato Mirko Ricci, facendo finire dentro il pugile, la madre Palma Condemi, 54 anni, la sorella Francesca, 30 anni e la zia, di 25 anni, del bambino stesso.

“È stata mia mamma a dirmi quello che dovevo raccontare alla polizia”

ha ammesso il piccolo, interrogato dal Gip Riccardo Amoroso. Ad andare con Ricci era stata la sua stessa madre, la quale però, dopo avere lanciato l’allarme rapimento, ha detto al figlio di dare tutt’altra versione:

“Mirco Ricci è il mio idolo. Sono rimasto a casa di alcuni vicini e di una zia. E mi hanno portato pure nel parco. E’ stata mia madre a suggerirmi quello che dovevo dire. È stata lei a farmi parlare di rapimento. Me lo ha detto appena sono rimasto solo con lei e prima di essere sentito dai giudici”.

Invece “ho detto delle bugie, non sono mai stato prigioniero. In quei due giorni, lontano da mia madre, ho giocato con i bambini del palazzo, sono stato in cortile e pure in palestra”.

Ricci era stato anche accusato di avere picchiato la donna, invece il figlio ha rivelato che a picchiarla era stato l’attuale compagno. Tutti erano graditi ospiti dei contribuenti in un residence comunale di via di Val Cannuta.

I legali degli indagati, gli avvocati Giovanni Sabatelli, Daniele Lelli e Domenico Porchetta, presenteranno presto l’istanza di scarcerazione.

Secondo l’accusa, Mirco Ricci e le parenti avevano sequestrato il bimbo di 9 anni a Roma per riavere indietro dalla madre una partita di droga da 5 mila euro. Il piccolo era stato “liberato” dopo 48 ore dalla polizia, che aveva arrestato il campione di pugilato Mirco Ricci “The Predator”, romano di 25 anni, la sorella, la madre dei due e l’altra donna di 25 anni che, secondo l’accusa, aveva messo a disposizione la propria casa per nascondere il bambino. Gli arrestati sono stati tutti accusati di sequestro di persona a scopo di estorsione, aggravato dalla minore età del sequestrato.

Secondo l’accusa, se la donna avesse voluto rivedere il figlio avrebbe dovuto dare ai sequestratori una partita di droga da cinquemila euro. Sempre secondo l’accusa, drammatiamente caduta nell’interrogatorio del Gip, il bimbo era stato sottratto alla madre all’alba di mercoledì 20 aprile 2016, quando Ricci si sarebbe presentato con la sorella a casa della donna, colpendola con un pugno alle costole e portando via il bambino, per poi chiamarla al telefono, minacciandola: “Se non paghi non lo rivedi più. Lo ammazziamo”.

Nella cronaca di Adelaide Pierucci per il Messaggero di Roma, la madre del bambino,

con problemi legati alla tossicodipendenza, aveva denunciato alla polizia di essere stata picchiata dal pugile e minacciata dalla madre del campione perché avrebbe fatto sparire della cocaina che nascondeva per loro. «Mi dissero: ti ridaremo tuo figlio quando avrai saldato il tuo debito», aveva dichiarato la donna, poi ricoverata con due costole fratturate.

Come ha ricordato il Tempo, era stato lo stesso bambino, il 22 aprile,

nel corso di un’audizione protetta, alla presenza del pm Claudia Terracina e degli agenti della Mobile. «Hanno preso me per essere sicuri che mia madre pagava – aveva riferito il minore in quella circostanza – Mi ha preso Francesca e ha detto “il pupo viene con me” e mi ha portato via. Sono venuti di notte a menare mamma. Io stavo dormendo. Mirco Ricci ha fatto un occhio nero a mamma, poi gli ha dato un pugno. Mia madre ora sta in ospedale e quando l’ho vista mi ha detto che le ha rotto un polmone e che la devono operare».

Il Gip aveva commentato:

«Un’azione malvagia e efferata che indica un’allarmante spregiudicatezza degli indagati», così il gip aveva motivato gli arresti».
La ricostruzione, ricorda Pierucci, era stata poi confermata
“dai giudici del Riesame, che avevano definito Mirco Ricci «spregiudicato e violento e con un «curriculum criminale» sottolinenado che, se lasciato libero, avrebbe incorrere «in nuove occasioni di reato». «Forte della sua capacità di intimidazione dovuta alla sua prestanza sportiva» veniva sottolineato nella motivazione, «potrebbe indurre la madre del bambino a ritrattare o a edulcorare le dichiarazioni accusatorie rese, inquinando così le prove». Ora è emersa un’altra verità, quella che il campione ha sostenuto dal primo momento: «Non ho picchiato quella donna e soprattutto non ho rapito il suo bambino. Ed ancora sono uno sportivo: non c’entro nulla con la droga».
Ricci nel 2014 era stato gambizzato in auto dopo un incontro. A marzo scorso il pugile è finito invece sulle pagine dei giornali, non solo sportivi, per la rissa seguita all’incontro con l’ucraino Demchenko a Roma, perso per ko tecnico. Alla proclamazione da parte dell’arbitro dagli spalti è volato di tutto, anche sedie.