Cronaca Italia

Moglie tradisce il marito col prete: condannata a risarcire il marito per 15mila euro

Moglie tradisce il marito col prete: condannata a risarcire il marito per 15mila euro

Moglie tradisce il marito col prete: condannata a risarcire il marito per 15mila euro

ROMA – Ha tradito il marito con un prete ed è stata scoperta. L’uomo tradito si è allora rivolto al tribunale di Roma e i giudici hanno deciso di punire la love story con un pagamento in denaro. I giudici infatti hanno condannato la moglie fedifraga a risarcire il marito per 15mila euro, ma hanno “risparmiato” il prelato. E così il prete ha denunciato il marito e gli ha chiesto a sua volta un risarcimento e la Chiesa lo riabilita: è un prete “recuperato”.

Ma c’è di più: il Tribunale, nella sentenza di un anno fa passata in giudicato da sei mesi, ha respinto l’istanza risarcitoria contro il bergamasco don Vito Isacchi, che da anni si è trasferito da Roma all’Aquila, condannando il marito tradito a corrispondere all’adultero in paramenti sacri la somma di 3.200 euro.

Mentre i legali dell’uomo chiedevano alla Chiesa di adottare provvedimenti contro il prete, che secondo loro avrebbe violato il diritto canonico, considerando che nella sentenza veniva certificata, con tanto di prove fornite da un investigatore privato, la relazione extraconiugale, si scopre addirittura che per le autorità ecclesiastiche don Vito è un sacerdote “recuperato”, quindi riabilitato a tutti gli effetti.

La storia, che fa tornare d’attualità il dibattito sul celibato dei preti, risale al 2008 e il contesto è quello della parrocchia della chiesa di San Giustino, nel quartiere di Roma dove viveva la coppia che ha due figli. Lo scandalo è scoppiato però nei giorni scorsi nella Curia dell’Aquila, dove il sacerdote di è trasferito e dove è molto conosciuto, essendo stato segretario dell’ex ausiliare Giovanni D’Ercole, ora vescovo di Ascoli Piceno, che lo ha voluto con sé, e confermato dall’attuale arcivescovo Giuseppe Petrocchi. Oltre ad avere altri importanti incarichi come quello di rettore del santuario Giovanni Paolo II alla Ienca, eretto alle pendici del Gran Sasso in onore di papa Wojtyla, e di parroco di Assergi.

L’episodio ha creato naturalmente imbarazzo tra i fedeli e in seno al clero. Nell’immediato, l’arcivescovo dell’Aquila ha fatto sapere attraverso il suo portavoce, don Claudio Tracanna, di “valutare la situazione con attenzione prima di prendere una decisione”.

Le ipotesi erano che, sulla carta, don Vito rischiasse la sospensione o il trasferimento. E la pressione sulla Curia era alimentata anche dai difensori dell’uomo tradito, gli avvocati del Foro di Roma Daniele Di Nunzio e Giuseppe Di Nardo, intenzionati a chiedere ancora i motivi per i quali non sia stato adottato alcun provvedimento di censura a carico di un sacerdote che ha avuto una relazione con una donna sposata.

Le istanze erano state già avanzate in passato alla Diocesi della Capitale e alla Cei, rimaste però senza risposta. Salvo poi apprendere, proprio oggi, che dal 2008 – ai tempi della relazione quand’era vice parroco a Roma – al 2011 quando è arrivato all’Aquila, don Vito ha fatto “un percorso di discernimento vocazionale” per capire se rimanere nella Chiesa o lasciare l’abito talare. Un cammino nel quale è stato seguito da mons. D’Ercole.

Don Vito, da ruoli umili, si è fatto apprezzare fino a diventare cerimoniere di D’Ercole, allora ausiliare all’Aquila, e poi dall’attuale arcivescovo Petrocchi. Stando a fonti interne alla Curia aquilana, la decisione sul futuro del prete – che comunque è incardinato nella diocesi di Bergamo – “non sarà esemplare”, essendosi egli “pentito e redento”.

Magari potrebbe perdere semplicemente il ruolo di cerimoniere, che equivale a quello di segretario dell’arcivescovo. A completare il quadro, i legali di don Vito hanno inoltrato richiesta di pagamento delle spese legali nei confronti del coniuge tradito, cui potrebbe seguire persino un pignoramento. Atto che ha fatto letteralmente infuriare i legali e lo stesso ex marito, che ha visto saltare il proprio matrimonio a causa dell’uomo di Chiesa e che ora dovrebbe pure risarcirlo.

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