Blitz quotidiano
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Monica Busetto libera. Vera assassina era in cella con lei

ROMA – Adesso che la vera assassina ha confessato, Monica Busseto può finalmente guardare negli occhi il padre ottantenne: perché è finalmente libera dopo due anni di carcere e tre di incubo giudiziario, perché può sciogliersi in un pianto di liberatorio e sussurrare all’anziano genitore che no, “non sono stata io”. Non sono una assassina. Come durante il processo, dove continuava a ripetere inascoltata “no xe vero”.

Manca ancora l’evidenza di un verdetto nel processo d’Appello per scagionare definitivamente Monica Busetto dall’assassinio a Mestre di Lida Taffi Pamio, un’anziana signora vicina di casa che abitava sullo stesso pianerottolo: ma con la confessione di Susanna Lazzarini, una assassina seriale, Monica può mettersi alle spalle questi anni di umiliazione che ha vissuto con dignità. 53 anni, infermiera, non è crollata in carcere come si temeva, ha legato con le altre detenute.

Ma la confessione della vera assassina – che nella sua situazione è sembrata caduta dal cielo come una preghiera esaudita – è giunta solo dopo che gli inquirenti hanno rimesso le mani sul caso. Monica ha dovuto a un certo punto anche convivere con Susanna Lazzarini: i magistrati le hanno messe nella stessa cella per verificare che le due donne non si conoscessero, che non fossero complici insomma di un delitto efferato (strangolamento e pugnalata al cuore).

La liberazione di Monica Busseto – condannata a 24 anni per omicidio sulla base di una prova regina traballante, una traccia di Dna sulla collanina della vittima – comincia con l’arresto della Lazzarini per l’omicidio di un’altra signora anziana strangolata a Mestre, Francesca Vianello. E’ la stessa madre della signora omicidi a mettere sull’avviso gli inquirenti: entrambe le vittime erano sue amiche al punto che la madre della Lazzarini si lamentò di aver perso due compagne di tombola. E’ la svolta per le indagini, la salvezza per Monica, come racconta Riccardo Bruno sul Corriere della Sera.

Le due donne, entrambe in carcere alla Giudecca, vengono messe nella stessa cella. Evidentemente per carpire i loro discorsi, per capire se si conoscevano, se sono state complici. Nella notte tra il 24 e il 25 febbraio, Susanna Lazzarini, dopo dodici ore di interrogatorio confessa anche il secondo delitto. Alle 5 del mattino viene svegliata Monica Busetto e portata davanti al magistrato. Lei, impaurita, chiede ai suoi legali: «Non è che mi riportano a Napoli?». Il magistrato la rassicura: «Questa volta indaghiamo a suo favore». Ma lei è talmente frastornata che non si rende conto che il suo futuro sta per cambiare. Fino a giovedì pomeriggio, quando bussano alla sua cella e le dicono che può tornare a casa. (Riccardo Bruno, Corriere della Sera)