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Patrizio Benvenuti Monsignor in cella: 30 mln tolti a fedeli

Il monsignore argentino Patrizio Benvenuti è stato arrestato per una truffa da 30 milioni di euro ai danni di quasi 300 persone. Ordine di cattura internazionale per Christian Ventisette, suo collaboratore

BOLZANO – Avrebbe truffato quasi 300 persone per un totale di 30 milioni di euro. Questa l’accusa con cui la mattina del 10 febbraio la Guardia di Finanza di Bolzano ha arrestato monsignore Patrizio Benvenuti, un alto prelato di 64 anni di origini argentine. Oltre all’arresto per Benvenuti è stato diramato un mandato di cattura internazionale per Christian Ventisette, 54 anni e affarista francese che era uno stretto collaboratore del monsignore.

Le persone che stando alle accuse sono state truffate sono prevalentemente anziani residenti all’estero, che versavano a Benvenuti i propri soldi destinati alla fondazione umanitaria Kepha. Il denaro però finiva in un articolato meccanismo di riciclaggio tra persone, società estere e italiane. Il prelato è stato arrestato a Genova, dove si era recato per partire alla volta delle isole Canarie dove risiede.  La Guardia di Finanza ha sequestrato in via preventiva, tra l’altro, una lussuosa villa del Quattrocento a Piombino e un grande sito archeologico a Selinunte.

Secondo gli inquirenti, oltre a Benvenuti e Ventisette, della associazione facevano parte altre nove persone che a vario titolo collaboravano alla presunta attività illecita. Le indagini dell’operazione denominata “Opus”, condotte dalle Fiamme Gialle altoatesine, su direzione della procura di Bolzano, hanno fatto constatare come il monsignore e l’affarista fossero stati

“promotori e organizzatori di un’associazione a delinquere, attiva sul territorio nazionale ed estero, finalizzata alla commissione di svariati e ripetuti reati di truffa, riciclaggio e tributari, coinvolgendo persone e società collocate in Francia, Belgio, Svizzera, Lussemburgo, Stati Uniti e Italia”.

L’inchiesta è partita dalla segnalazione di una suora, ex collaboratrice del prelato. La religiosa aveva ricevuto presso la propria abitazione in Alto Adige documenti bancari e non, riferiti ad un trust e una società di capitali, entrambi denominati Opus che, evidenziavano movimentazioni di denaro per centinaia di migliaia di euro e delle quali non sapeva darsi una spiegazione, ma che erano in ogni caso a lei riconducibili.

La religiosa aveva poi raccontato ai militari della Guardia di Finanza che, spinta dalla fiducia che riponeva nell’ecclesiastico, quando lavorava con lui a Roma, aveva firmato alcuni contratti costitutivi, divenendo, tra l’altro, rappresentante legale della Opus nella sede in Alto Adige, rimanendo così coinvolta nel procedimento fallimentare della società Kepha Invest in Belgio.

Nell’ambito dell’inchiesta Opus, la Guardia di finanza ha sequestrato Villa Vittoria, una lussuosa e antica dimora risalente nelle mura al 1465, a Piombino, di proprietà della Fondazione Kepha del valore di circa 8 milioni di euro, utilizzata – per gli inquirenti – personalmente da Mons. Benvenuti. Oltre alla villa, sempre di proprietà della Fondazione, è stato sequestrato un grande sito archeologico in Sicilia nel Centro Archeologico Museale di Triscina di Selinunte, del valore di circa 850.000 euro; di proprietà della Icre srl, società avente sede in Lussemburgo ma riferibile all’indagato latitante Ventisette.

Sono stati messi i sigilli anche a un immobile in Poggio Catino (RI) del valore di 530.000 euro e altri immobili e terreni a Poppi (AR) per il valore di 670.000 euro. Nel mandato di arresto europeo è stato richiesto il sequestro anche di una villa considerevole in Corsica. E’ stato sottoposto a sequestro anche il sito web della Fondazione Kepha Onlus.