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Monumento alla Vittoria diventa Monumento alla Pace? A Bolzano votano no

BOLZANO – Il Monumento alla Vittoria che cambia nome e diventa Monumento alla Pace. Questa è l’idea del sindaco di Bolzano Renzo Caramaschi. Il primo cittadino dice che “chiamarla Piazza della Pace non mi dispiacerebbe. Piazza della Pace, già Piazza della Vittoria. Suona bene, no?”. Ma per ora gli abitanti di Bolzano non sembrano per niente d’accordo. Secondo quanto emerso da un sondaggio lanciato da L’Alto Adige infatti, la maggioranza si dice contraria al cambio di nome.

Una vittoria, quella dell’esercito italiano sull’impero austro ungarico nella Prima Guerra Mondiale, che il sindaco di Bolzano vorrebbe dunque cancellare. Cambiare nome al monumento che celebra il 4 novembre 1918. Eppure Bolzano non è nuova. C’è un precedente: era già toccato infatti alla piazza omonima, che da Piazza della Vittoria era stata ribattezzata Piazza della Pace. Lì, di mezzo non c’era però l’ideologia pacifista, ma l’eterno dibattito tra le due comunità che convivono in Alto Adige, quella di lingua tedesca e quella italiana.

Così Piazza della Vittoria-Siegesplatz, era diventata Piazza della Pace-Friedenplatz. Ma nel 2002 un referendum lanciato da Alleanza Nazionale aveva ribaltato nuovamente le targhe stradali: con una maggioranza schiacciante, quasi il 62% dei voti, i bolzanini avevano scelto. La grande area a ridosso della Bolzano antica era tornata a chiamarsi Piazza della Vittoria. E la comunità germanofona era tornata a etichettarla col vecchio soprannome, Niederlageplatz, la Piazza della Sconfitta.

Ma, come spiega l’Alto Adige, è un qualcosa che va oltre ogni semplice nome:

Di mezzo non c’è più la contrapposizione tra lingue e etnìe, ma qualcosa di più o di meno: l’equidistanza tra torti e ragioni, tra diritti dei popoli e politiche imperiali. A leggere le dichiarazioni di Caramaschi, non si capisce del tutto quale siano le intenzioni del primo cittadino, eletto due mesi fa da una coalizione tra Pd e Sudtiroler Volkspartei: se limitarsi a cambiare nome al gigantesco monumento, opera dell’architetto di regime del fascismo Marcello Piacentini, che sorge al centro dell’area; o se spingersi ancora più in là, e cambiare per l’ennesima volta anche il nome all’intera piazza. Caramaschi ammette che «non è il momento», che l’idea non fa parte del programma di legislatura, e che se portasse in consiglio comunale la proposta gli converrebbe farlo indossando l’elmetto. Ma intanto lancia l’idea.E sul giornale locale, l’Alto Adige, scatta inevitabile il referendum. Favorevoli o contrari?

Il verdetto, per ora, dovrebbe convincere Caramaschi a occuparsi d’altro: a dire che «sì, i tempi sono maturi ed è un segnale di riconciliazione» è appena il 20% dei votanti, mentre per il 78 piazza e monumento sono «una testimonianza del passato che non va toccata». I bolzanini, insomma, alla Vittoria sembrano tenerci più del loro sindaco. Anche perché dietro le nobili espressioni di questi molti vedono la lunga mano dell’ala dura della Svp. Quella per cui andrebbero cambiati anche altri nomi, come quello di via Vittorio Veneto, «che celebra l’unica vittoria italiana su 13 battaglie avvenute sull’Isonzo».

Il monumento alla Vittoria di Bolzano è un monumentale complesso marmoreo celebrativo della vittoria italiana nella prima guerra mondiale sull’Austria-Ungheria, progettato dall’architetto Marcello Piacentini (forse su bozzetto di Benito Mussolini) e costruito tra il 1926 ed il 1928.

Come ricorda Wikipedia, si trova in piazza della Vittoria (Siegesplatz), a pochi passi dal ponte sul torrente Talvera, nel punto di convergenza delle valli che sfociano nella conca di Bolzano, sul luogo ove in epoca austro-ungarica sorgeva il Talferpark (“parco del Talvera”). Il regime fascista lo creò a proprio simbolo, accesso alla Bolzano italiana e razionalista che si andava erigendo a ovest del torrente. Fu costruito demolendo quanto era stato fino ad allora edificato del Monumento ai Kaiserjäger caduti in guerra (Kaiserjägerdenkmal) – ideato e iniziato ad erigere dopo la battaglia di Caporetto – che era rimasto incompiuto dopo la fine del primo conflitto mondiale e si trovava in posizione antistante l’attuale monumento.


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