Cronaca Italia

Mose a rischio cedimento e Venezia sott’acqua: allarme dalla perizia shock

Mose a rischio cedimento e Venezia sott'acqua: allarme dalla perizia shock

VENEZIA – Il Mose potrebbe cedere e l’acqua alta sommergere Venezia. Questo l’allarme lanciato dalla perizia che ha individuato nel sistema di barriere in via di costruzione per proteggere la città dall’acqua alta dei problemi strutturali gravi. L’acciaio con cui sono stati costruiti i perni delle cerniere infatti non è inossidabile, scrive Alberto Vitucci sul quotidiano Il Mattino di Padova, e quindi la corrosione potrebbe compromettere il loro funzionamento. Un allarme lanciato dal rapporto del professor Gian Mario Paolucci, professore di Metallurgia all’Università di Padova ed esperto del Provveditorato alle Opere pubbliche (ex Magistrato alle Acque).

Dopo oltre 30 anni di lavori e miliardi di euro spesi, il completamento del Mose slitta ancora. Una situazione gravissima per la città di Venezia, come sottolinea il giornalista Vitucci nel suo articolo, e che fa slittare ulteriormente il completamento del Mose previsto prima della perizia per giugno 2018. La perizia è stata commissionata dal Provveditorato e il risultato del rapporto non è stato certo quello sperato. Ecco tutte le criticità rilevate nella perizia e descritte da Vitucci:

“La protezione catodica. È una delle «criticità di maggior livello» individuata dall’esperto. «La natura metallica non inossidabile del materiale prescelto con cui è stata realizzata la maggior parte dei componenti immersi», scrive Paolucci, «rende quest’ultimo particolarmente vulnerabile alla corrosione elettrochimica provocata dall’ambiente marino».

La vernice. «Abbiamo l’assoluta convinzione», si legge nella relazione finale, «che la protezione offerta dalla vernice non sia totale né duratura, causa le abrasioni prodotte da sabbia e detriti». Dunque, l’unica protezione che resta è quella catodica. Ma ad eccezione di Treporti, le paratoie che hanno lo zinco protettivo non sono ancora state montate sui cassoni, sott’acqua da tre anni. E senza protezione la corrosione avanza. Non è prevista manutenzione se non dopo cento anni. «In questa situazione, scrive il professore, «c’è la seria probabilità che la corrosione provochi danni strutturali e dunque il cedimento della paratoia».

Il connettore femmina. Le cerniere delle paratoie sono state costruite dalla Fip di Padova, azienda del gruppo Mantovani. Sono formate da un «maschio», agganciato alla paratoia, e da una «femmina», cementata nei cassoni di fondazione. «Il connettore femmina, dal quale dipende il funzionamento delle barriere mobili», scrive l’ingegnere, «costituisce l’anello debole dell’apparato a causa di un mancato controllo ispettivo per la sua intera vita di 100 anni, a meno di una laboriosa e costosa manutenzione straordinaria. Inoltre, la necessità di effettuare tale manutenzione verrebbe segnalata da malfunzionamenti causati da danni ormai avvenuti e talvolta irreparabili. Cioè, quando è troppo tardi. In questo caso, l’unica cosa da fare è sperare che i danni che certamente si saranno verificati sui connettori femmina di Lido, San Nicolò, Malamocco, Chioggia, siano contenuti».

L’acciaio. Emergono differenze sostanziali tra l’acciaio utilizzato per i test e quelli poi utilizzati nella costruzione delle 158 cerniere. Il primo, scrive Paolucci, era acciaio inox superduplex prodotto dalle Acciaierie Valbruna di Vicenza. Il secondo invece – che proviene con ogni probabilità dall’Est – era di lega diversa e di costo ovviamente inferiore. «Questa difformità della lega lascia qualche margine di dubbio sulla tenuta strutturale e anticorrosione nel tempo di questo importantissimo elemento strutturale». Paolucci suggerisce un controllo dei perni per evidenziare eventuali «microcricche». «Prima che rendano possibile la deformazione del perno e il suo incastro»”.

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