Blitz quotidiano
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Multe ausiliari/ispettori nulle fuori da strisce blu/gialle

Multe. "Solo i vigili possono multare la sosta", per la Cassazione sono nulle quelle degli ausiliari fuori da strisce blu e gialle

ROMA – Multe ausiliari/ispettori nulle fuori da strisce blu/gialle. Gli ausiliari del traffico (quelli con la pettorina gialla per intenderci), così come gli ispettori Tpl (cioè controllori per conto delle municipalizzate del trasporto pubblico) non possono elevare multe fuori dagli ambiti di loro competenza. Fuori cioè dalle strisce blu dei parcheggi a pagamento per gli ausiliari, fuori dalle strisce gialle dove passano e si fermano gli autobus per gli ispettori Tpl.

Le multe non valgono, sono nulle, in tutti gli altri casi ha decretato una sentenza (leggi qui) della seconda sezione della Corte di Cassazione di Torino che ha deliberato su un contenzioso fra il Comune e un automobilista torinese. Agiscono come vigili urbani ma sono tramite deroga straordinaria: i magistrati, concludono, quindi,che non possano surrogare le funzioni dei vigili fuori dall’ambito descritto.

Le multe comminate dagli ausiliari del traffico sono valide solo se sanzionano chi non ha pagato il gratta e sosta e o chi impedisce la libera sosta nelle aree a pagamento. gli ispettori delle compagnie di trasporto locale possono sì fare le multe, ma soltanto se accertano circolazione e sosta illegittima nelle corsie riservate ai mezzi pubblici, non anche sulle strisce blu o nel resto del territorio urbano. Su La Stampa, Beppe Minello conclude il suo articolo sottolineando l’ambiguità normativa che riguarda le multe, a a Torino, come nel resto d’Italia.

Una posizione pilatesca che lascia sia il Comune, sia i multati indecisi sul da farsi. Perché un automobilista potrebbe immaginare che basti fare ricorso per vedersi togliere la multa. Non è così. Intanto bisogna trovare un giudice di pace che condivida la tesi della II Sezione; in caso di appello, lo stesso deve accadere in Tribunale e, se si va in Cassazione, sperare di finire nella II, altrimenti si paga pure l’avvocato. (Beppe Minello, La Stampa)