Cronaca Italia

Napoli, accoltella compagno di scuola e scrive lettera: “Ti chiedo scusa”

Napoli, accoltella compagno di scuola e scrive lettera: "Ti chiedo scusa"

Napoli, accoltella compagno di scuola e scrive lettera: “Ti chiedo scusa”

NAPOLI – Ha accoltellato il compagno di banco di 13 anni proprio mentre erano nell’aula della loro scuola a Napoli. Solo uno scherzo, ha detto il ragazzino pentito della sua azione, “volevo vedere se pungeva“. Se subito si è gridato al bullismo, con il ragazzo ferito che doveva fare i conti con le derisioni dei compagni, la storia raccontata nella lettera che l’aggressore scrive al Mattino è molto diversa. Il ragazzino spiega di aver trovato il coltello fuori scuola e di aver giocato con l’amico in classe, ma di non essersi accorto del pericolo.

Daniela De Crescenzo sul quotidiano Il Mattino riporta la lettera del ragazzino di 13 anni che ha scritto alla redazione per chiedere scusa al compagno che ha accoltellato in classe:

“«Ti chiedo scusa amico mio, non avevo intenzione di farti del male. Dopo aver letto i vari articoli pubblicati sono disperato e mi rivolgo a voi per far sapere la verità. Sono io il tredicenne che ha trovato per caso il coltellino fuori scuola, e per gioco, lo ho provato prima su di me e ho detto “guarda come punge” e poi al mio compagno ho ripetuto: “punge proprio”».

Andrea racconta cosa è successo lunedì in classe, e poi spiega. «Io stavo scherzando non avevo intenzione di fargli del male. Quando ho capito che gli ho fatto male gli ho chiesto scusa e gli ho dato un bacio sulla guancia. Dopo ho preso due o tre fazzoletti per aiutarlo. Lo so che ho sbagliato, anche solo il gesto non si dovrebbe fare. Eravamo in classe seduti vicino, non credevo che una cosa come questa portasse a tutto ciò»”.

La De Crescenzo scrive che la lettera si conclude con un grande cuore per l’amico e fornisce una ricostruzione ben diversa di quella apparsa sui giornali:

“«Stavo seduto accanto al mio amico – dice Andrea – non avevamo litigato, anzi stavamo “pariando” – racconta – Lui in principio non si è nemmeno arrabbiato, ha smesso di parlarmi solo quando sono arrivati i suoi genitori».”

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