Cronaca Italia

Napoli, rom di 14 anni: “Aiuto, papà mi tortura perché vado a scuola”

Napoli, rom di 14 anni: "Aiuto, papà mi tortura perché vado a scuola"

Napoli, rom di 14 anni: “Aiuto, papà mi tortura perché vado a scuola”

NAPOLI – “Aiutatemi, papà mi tortura perché vado a scuola”. L’ennesima storia di degrado arriva dal quartiere di Poggioreale a Napoli. David, nome di fantasia, è un ragazzino di 14 anni, che vuole sfuggire ai ripetuti pestaggi del padre. David è di etnia rom e suo papà non vuole mandarlo a scuola. Per questo, dopo due anni di continui maltrattamenti, si è rivolto all’Unità emergenze sociali e minori della polizia municipale.

L’ultima volta il padre si è accanito su di lui con una mazza da baseball in alluminio. La madre complice è rimasta a guardare, insieme alla sorellina di 8 anni, impietrita.

Come racconta Mariagiovanna Capone sul quotidiano Il Mattino:

La colpa di David è quella di non volersi adeguare alla cultura Rom, di preferire lo studio alla raccolta di ferro e oggetti da riciclare raccolti dai bidoni dell’immondizia, di essere perfino tra i migliori alunni ora che ha iniziato le superiori, di sognare e ambire a un futuro totalmente diverso. Accecato dalla ribellione del ragazzo, il padre si è accanito contro di lui prima con parole e insulti e poi, complice il vino che ingurgita da sempre senza limiti, ha iniziato a picchiarlo. Prima con le mani nude, colpendolo con schiaffoni e pugni, poi usando la cinghia da sferrare sul corpo. Quasi sempre la violenza durava fino a quando l’uomo sfinito dai fumi dell’alcol lo lasciava perdere. Ma stavolta ha preso la mazza da baseball e ha iniziato a colpirlo. David approfitta di un momento di distrazione e scappa via sanguinante per raggiungere la vicina sede della polizia municipale.

Qui il minore, che con la famiglia vive in un campo di Poggioreale da circa quattro anni, con il volto tumefatto, ecchimosi ed escoriazioni su tutto il corpo si presenta ai vigili chiedendo aiuto. Immediatamente, quando si è di fronte a casi del genere, interviene il personale dell’Unità operativa tutela emergenze sociali e minori che in una condizione di sicurezza, ascolta le sue dichiarazioni e poi richiede l’immediato intervento dei sanitari, per verificare lo stato di salute. Oltre alle ferite recenti, sulla schiena ha decine di cicatrici probabilmente dovute alle frustate con la cinghia.

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