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Napoli, scuola abbandonata: rubate anche le pareti

NAPOLI – Hanno rubato anche le pareti. E’ l’amara conclusione a cui sono arrivati gli abitanti di un quartiere di Napoli dopo che una scuola abbandonata da solo 5 anni è stata razziata dai ladri. La scuola, di proprietà del Comune, per i primi due anni dopo che era stata chiusa era stata protetta da un custode ma negli ultimi 3 anni è stata completamente abbandonata. La storia la racconta Paolo Barbuto de Il Mattino:

Pensi che siano stati necessari decenni di abbandono per arrivare a questo schifo, invece chiedi e ottieni una risposta disarmante: «La scuola è stata abbandonata cinque anni fa ma è rimasta presidiata per altri due anni da un custode. Fino a tre anni fa questo luogo esisteva ancora, era perfettamente utilizzabile», spiega amara la presidente municipale Anna Cozzino.

Era una struttura prefabbricata: i piloni di ferro sono resistenti, così come le scale interne. Capisci di essere entrato nei resti di una scuola solo arrivando al primo piano: c’è un’unica parete che ha resistito all’uragano dei trafugatori. Su quel muro ci sono ancora incollati gli appendiabiti per i cappottini, sono sistemati un po’ bassini, così per i bimbi è più facile sistemare le cose. Su quella stessa parete c’è, incollato, un lavoretto pasquale: un pulcino disegnato con mano incerta e una scritta dedicata a mamma e papà. Mammamia che tristezza.Tutt’intorno è un tappeto di quaderni, mappe geografiche strappate, vetri in frantumi. Capisci di essere entrato nell’area di quella che doveva essere la biblioteca della scuola, perché a terra ci sono cumuli di libri da lettura per bambini, dai classici, Salgari in testa, a roba più moderna a base di horror per bambini e robot volanti.

La cosa che ti colpisce di più, però, è la presenza invasiva di una specie di roba soffice, grossi cumuli che sembrano di lana ancora non cardata: «È lana-roccia – sentenzia la presidente Cozzino – profondamente inquinante e pericolosissima, come e più dell’amianto». E allora pensi che quel posto non è solo la rappresentazione fisica dell’incapacità di gestire il patrimonio comunale ma è pure una bomba ecologica.Il pensiero viene interrotto da una visita inaspettata. Attraverso il cancello s’infila, come una furia, un uomo che urla, chiede ragione della presenza estranea lì dentro, pretende spiegazioni. Quando capisce che di fronte non ci sono nemici si rasserena. È venuto di corsa perché ogni volta che i delinquenti vengono a strappare un pezzo di scuola, nell’aria si liberano particelle «di questa roba bianca schifosa».


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