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Natale Vadori, trovato prof scomparso: “Volevo isolarmi”

PORDENONE – “Volevo isolarmi un po’“. Così Natale Vadori, il prof di 53 anni scomparso in Friuli lo scorso 8 marzo ha motivato il suo misterioso allontanamento da casa. Per ventisei giorni ha vissuto al riparo di una tettoia, mangiando neve e pregando per darsi conforto. E’ riapparso domenica, proprio dove era stata trovata abbandonata la sua Renault Clio.

Andrea Sartori per il Messaggero Veneto ripercorre le tappe della misteriosa pausa di riflessione del prof Vadori, raccogliendone le risposte:

Vadori lascia intendere che la “svolta” è stata impulsiva: «Certamente – osserva – una persona razionale, per un certo motivo, può passare una notte all’addiaccio e tornare indietro». Non lui, che di giorni all’aperto ne avrebbe passati 26, nella val di Preone.

Perché? Bisogno di staccarsi da qualcosa o qualcuno? «Ognuno di noi ha momenti in cui ha bisogno di cambiare aria – aggiunge –, ma non tutti ci troviamo in una situazione concreta in cui ciò possa accadere. Avevo i miei pensieri, ma non propositi precisi, altrimenti non mi sarei comportato in quella maniera».

Ancora: «Non so ancora cosa sia successo in questo mese. So che sono stato cercato, ringrazio tutti quelli che si sono prodigati, mi scuso di aver creato questa situazione e aver creato ansia alla famiglia».

Al freddo e senza cibo. «Sono uscito di casa, in mente l’idea di farmi un giro, senza una meta precisa. Mi sono avventurato nella val d’Arzino, che è sempre suggestiva, ho lasciato l’auto e sono risalito lungo il torrente nonostante la neve, un mese fa molto alta. Ho percorso circa dieci chilometri, arrivando in val di Preone. Ho trovato una baita, un rifugio con una pergola. Mi sono fermato perché ero stanco. Poi ho passato la notte lì, all’addiaccio. In seguito sono rimasto lì. Scherzando con i carabinieri, mi è stato detto che potrei fare da testimonial di corsi di sopravvivenza».

Ma come ha fatto a sopravvivere al freddo (a maggior ragione di notte) e senza cibo?  «Ho mangiato soltanto neve, sono rimasto sotto una pergola e non mi sono nemmeno raffreddato. Ho fatto tutti gli esami in ospedale, non ho nulla. Freddo? Sì, ma anch’io sono un po’ sorpreso della situazione». Nient’altro che neve? «No, gli uccelli – ha ironizzato – non riuscivo a prenderli». Ma com’è possibile? Lo stesso Vadori riconosce che «non ha nemmeno i sali minerali che ha l’acqua».

Il conforto dalla preghiera. Vadori sostiene di non aver mai visto anima viva, in quell’arco di tempo, se non negli ultimi giorni: «Sono rimasto con i miei pensieri. Poi, dopo Pasqua, sono arrivati i primi villeggianti e mi sono spostato da lì, senza neanche accorgermi avevo iniziato a scendere». Ha sentito soltanto il rumore degli elicotteri (che lo cercavano) ma non li ha visti. Ammette che tutto ciò è quanto meno “curioso”, il professore. Ma cosa ha fatto in mezzo alla natura?

«Mantenevo il mio equilibrio, recitando il rosario quotidianamente. Mi permetteva di mantenere la scansione dei giorni. Ho imparato cosa vuol dire essere un eremita. Mi svegliavo con le prime luci, con le prime ombre mi coricavo, sentivo il vento. Faceva freddo ma più di tanto no: in ospedale mi hanno detto che ho una salute di ferro, sarà anche vero. O magari l’aria della Val di Preone è particolarmente sana. Anzi, invito tutti a visitare quei bei posti».

Il ritorno e le risposte. È tornato dimagrito di «13-14 chili: tanti, ma non sono scheletrico, magro sì, forse ero un po’ cicciotto», scherza ancora Vadori. Come si può inquadrare la vicenda, dunque? Vadori stava cercando delle “risposte”? No, se di mezzo ci sono «pensieri», come osserva il 53enne, «puoi startene a casa senza far tanta confusione. Non era una cosa programmata. Sono uscito di casa e non chiedetemi cos’è successo in questo mese. Mi sono incamminato così, lungo il torrente. Un’esperienza spirituale? Col senno di poi sì, però onestamente non l’avevo preventivato prima, altrimenti non sarei stato così irresponsabile da sparire senza dire niente a nessuno».

Allora fuggiva da qualcosa o qualcuno? «Mai alcuna minaccia o altri tipi di problemi», ha rassicurato. Sull’immediato futuro Vadori non sa come pronunciarsi, ma dice che ora si sente «più forte, perché comunque è una prova che si è superata. Non è stato uno scherzo. Posso solo ringraziare ancora tutti quelli che si sono prodigati per me». Poi, un’ultima battuta: «Bevete l’acqua dell’Arzino».