Blitz quotidiano
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Niente Playstation per punizione: 15enne tenta suicidio

GENOVA – La mamma gli aveva tolto la PlayStation per punirlo dei brutti voti in pagella. Per questo un ragazzino di quindici anni ha tentato il suicidio. “Basta mamma non ce la faccio più. Non mi vuoi dire dove l’hai messa? E io allora me ne vado per sempre, addio”, le ha detto prima di salire a cavalcioni sul cornicione e minacciare di buttarsi di sotto dal sesto piano.

La scena si svolge a Sestri Ponente, quartiere di Genova. E’ sabato sera, poco dopo l’ora di cena. Riccardo Porcù sul Secolo XIX ricostruisce quegli istanti concitati:

Una reazione inspiegabile per un ragazzo tranquillo e cortese che paralizza la madre, in grado solo di chiamare subito i soccorsi. Gli appelli e le suppliche infatti non servono. Giovanni, una vita con la passione per la musica, i filmati su Youtube e i videogiochi, non vuole scendere. Troppo forte l’idea di perdere i pomeriggi passati davanti a uno schermo, del pc o della PlayStation, misto a un senso adolescenziale di soffocamento e di scontro con i genitori che vedono nei videogames la causa della continua svogliatezza e di un rendimento scolastico in continuo peggioramento.

Ritardi e assenze che fioccano, come i richiami degli insegnanti. A casa Giovanni inizia a diventare sempre più scontroso, lo zaino sbattuto in un angolo, il pranzo veloce sempre davanti allo smartphone e poi subito nella sua cameretta, colorata e pulita con amore dai genitori, alla ricerca del “controller” per continuare la partita. Calcio, macchine, “spara-tutto”. Senza tralasciare il brivido di una sessione su internet contro avversari virtuali da tutto il mondo.

Una dipendenza da videogames, in Giappone diventata vera e propria sindrome identificata dai medici con il termine “hikikomori”, ancora poco studiata in Italia ma che negli Usa ha già dato inizio a trattamenti di cura non lontani da quelli per l’alcolismo.