Cronaca Italia

No Tav Fulvio Tapparo ai domiciliari in un camping in movimento

No Tav Fulvio Tapparo ai domiciliari in un camping in movimento

No Tav Fulvio Tapparo ai domiciliari in un camping in movimento

TORINO – Fulvio Tapparo, 64 anni, noto attivista No Tav, è stato messo agli arresti domiciliari proprio nella “tana” dei No Tav, la zona in cui da alcuni anni a questa parte il movimento allestisce per l’estate in Valle di Susa, fra le montagne di Venaus. E da dove, secondo le forze dell’ordine e i magistrati della procura di Torino, partono le azioni di guerriglia contro il vicino cantiere di Chiomonte.

L’insolita decisione è di un gip del tribunale subalpino, Luisa Ferracane, che ha accolto una richiesta della difesa: Tapparo, militante molto conosciuto, è una specie di custode della casupola che ospita lo storico presidio No Tav locale.

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“Si può tranquillamente affermare – spiegano gli avvocati – che quella è la sua dimora abituale. Tanto è vero che quando i carabinieri gli notificarono l’ordine di custodia cautelare originale lo trovarono proprio lì”.

I pubblici ministeri, però, hanno chiesto la revoca del provvedimento e il ripristino della soluzione precedente (Fulvio era ospite in un’altra casa). La loro linea si può riassumere così: a parte il fatto che la costruzione non ha numero civico e nemmeno i requisiti di abitabilità, la presenza di un elevato numero di attivisti complica gli indispensabili controlli.

“In realtà – è la replica dell’avvocato Federico Milano, che assiste Fulvio insieme alla collega Valentina Colletta – il presidio svolge da sempre attività informativa. C’è il campeggio, si è da poco concluso il festival di musica ‘Alta Felicità’ che ha visto la partecipazione di artisti di fama nazionale e, fra il pubblico, numerosi politici piemontesi. Quello non è un luogo criminogeno. A meno che la procura non voglia assimilare il movimento a un’organizzazione criminogena”.

Comunque vada a finire, l’episodio è destinato ad alimentare il braccio di ferro tra No Tav e magistratura che ormai si trascina da settimane: tutto nasce dalla ventina di misure restrittive spiccate per i disordini avvenuti durante la manifestazione del 28 giugno 2015 contro il cantiere. Molti dei No Tav hanno dichiarato pubblicamente di non volere rispettare le disposizioni e sono diventati figure simbolo della lotta “contro la repressione”. Due ai domiciliari, per esempio, si sono allontanati da casa e sono stati portati in carcere.

Nicoletta Dosio, altra storica attivista, ha rifiutato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e alcuni giorni fa è stata messa all’obbligo di dimora nel paese di Bussoleno. Sul web, però, circola una sua video-intervista: “Non accetterò la disposizione e non accetterò nemmeno i domiciliari. Rivendico il diritto a disobbedire. Quando la legge è ingiusta, la resistenza è un dovere”.

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